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Racconto erotico | 2. Giuramento di lealtà

sesso tra nobili
22 aprile 2026 4 min read
Racconto erotico | 2. Giuramento di lealtà

Le mani del giovane salgono lungo le gamba di lei, i lembi della gonna di Marianne elegantemente scostati per permettere il passaggio. Con esse, le labbra di Arthur ad accompagnare il movimento, morbidi baci a lambire la pelle bianca come il latte della nobildonna; le falangi tremanti – in contrasto con i calli di una guardia ormai veterana e segnata da missioni pericolose – a massaggiare in piccoli cerchi le coscie interne di Marianne.

 

Il naso di Arthur giunge finalmente alla vulva di lei, protetta da un sottile strato di stoffa a proteggerne la castità.

 

Il corpo di Marianne ha un sussulto – un singhiozzo – e, quasi involontariamente, si spinge contro la leggera pressione del viso di Arthur.

 

“Ahah…”

 

La risata sommessa di Arthur manda i lineamenti di Marianne in fiamme, che fa per ritrarsi indignata con un’esclamazione di sorpresa. “C-come osa ridere…!”

 

“No. Mi perdoni,” inizia lui, e le mani esitanti si trasformano in una stretta sorprendentemente stabile intorno alle sue cosce per trattenerla sul posto. “Ero semplicemente ammaliato da come ogni singolo centimetro della sua persona sia così amabile. Anche il suo profumo,” continua, e la lingua sguizza inaspettata a lambire le labbra della sua vulva, già leggermente lubrificate.

 

“Sire.. Arthur..!”

 

“Mia signora,” risponde lui, e con poco avviso la penetra, la lingua calda che sinuosamente si fa spazio nell’altro della vagina, succhiando e portando con sé i liquidi della lubrificazione. Il sapore leggermente salato si espande nel suo palato, e Arthur non può fare a meno di gemere di gradimento.

 

Non dimentica di dare attenzioni anche al clitoride, picchiettandolo con la punta della lingua, risucchiandolo nelle labbra, raccogliendo tutto l’amore e l’adorazione avuta per la donna nel corso degli anni e cercando di esprimerlo attraverso il piacere che sapeva di poterle dare.

 

La mano di Marianne vola alla sua chioma, folta e riccia, i capelli leggermente spossati dalle loro attività – e la stringe, spingendolo più a fondo nella sua vagina, alla ricerca dell’ebbrezza esilarante dell’orgasmo.

 

Arthur divarica le gambe di lei, e lei si lascia andare, supina, la schiena sulle lenzuola, mentre lui si rialza dalla posizione in ginocchio per sprofondare in lei, l’odore quasi afrodisiaco dei suoi liquidi ad inebriare i suoi sensi.

 

Inserisce un dito, in lenti movimenti circolari, e allarga le pareti della vagina senza difficoltà – è un attimo prima che a sostituire la lingua ci siano tre dita, il clitoride tormentato e adulato dalle labbra di lui mentre la porta all’orgasmo.

 

Marianne ha uno spasmo, e viene intorno alle sue dita, stringendo le lenzuola tra le sue dita affusolate mentre i capelli scomposti giacciono senza la loro tipica acconciatura di forcine ed accessori.

 

Arthur si prende un momento per ammirare il suo capolavoro: il petto di Marianne si alzava e si riabbassava a ritmi accelerati, e il leggero make-up si era leggermente sbiadito e sbavato tra le gocce di lacrime. I morbidi ricci le incorniciavano il volto, dando l’idea e visione di un angelo, etereo, caduto dal cielo, avvinghiato dai desideri mortali; le gambe, tremanti, avevano ancora qualche spasmo, ed il liquido lubrificante che usciva dal suo sesso deliziosamente torturato brillava contro la pelle imperlata di sudore per poi scivolare nella morbida stoffa della sottogonna, impregnandola del suo odore.

 

“--È bellissima.”

 

Sono parole semplici, ma le uniche che riesce a tirare fuori, ammaliato dalla vista.

 

Lei gira appena il collo, guardandolo attraverso le soffici valli del suo seno e attraverso le proprie gambe, il viso inclinato e le vene risaltanti con lo sforzo del respiro.

 

“Arthur… La voglio dentro,” respira, ed Arthur sente tutti i suoi pensieri giungere ad uno stop nell’arco di un millisecondo. Qualsiasi sembianza di autocontrollo messa sotto duro test, Arthur non può fare a meno che di balbettare.

 

“Non posso,” la voce è trattenuta, sottile, “io non… Marianne…”

 

Marianne si fa leva sul gomito, rialzandosi, e tirandolo in un bacio. Il sapore del suo orgasmo le esplode tra le labbra socchiuse, e le sfugge un sospiro di piacere.

 

Le loro labbra si incastrano, come se non avessero mai avuto nulla in mezzo – come due pezzi di puzzle, i loro corpi avvinghiati ricadono nuovamente sul materasso, un morbido cigolio della rete sottostante subito accompagnato dal fruscio di lenzuola.

 

Con entrambe le ginocchia a lato di lei, allinea il membro, strusciandolo tra le labbra lubrificate di lei e rivestendo il membro eretto con uno spesso strato della sua eiaculazione.

 

Arthur inclina leggermente il pene, entrando dentro la vagina con facilità. Scivola dentro, centimetro per centimetro, sentendo il risucchiamento da parte di lei e stringendo i denti alla pressione. Con movimenti larghi e lenti, entra gradualmente dentro di lei con tutta la sua lunghezza, fino a giungere con le palle direttamente a contatto con i glutei di Marianne.

 

Entrambi esalano un respiro, e dopo breve stabiliscono un ritmo veloce, quasi violento, i vestiti sparsi per terra a marcare la stanza altrimenti impeccabile. Con ogni spinta, il corpo di Marianne viene spinto leggermente più indietro, finché Arthur la afferra per i fianchi – sempre con un certo livello di venerazione – per permettere ai suoi affondi di raggiungere quel punto che fa sussultare Marianne con il principio di un altro orgasmo.

 

Il suono di pelle contro pelle, nomi sospirati, quieti “sì, sì, così,” e “Sir Arthur” e il fruscio dei vestiti, si conclude quando Arthur esce bruscamente da lei, venendo a malapena al lato di lei; assicurandosi di non sporcarla in alcun modo.

 

Si guardano negli occhi, il respiro in unisono.

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