6:00 di mattina. Non apro neanche gli occhi, già sento l’erezione mattutina fare capolino contro la stoffa dei boxer, a fare pressione contro i pantaloni del pigiama.
Grugnisco, portando la mano alle mie palle, sbattendole delicatamente da una parte all’altra. L’erezione cresce ancora, e finalmente la libero. Penso al mio ragazzo, a come lo avrei visto a fine giornata – e comincio a toccarmelo come normalmente fa lui, con carezze lente e delicate, concentrandomi sul frenulo e alternando le azioni ad improvvise strette intorno alla spessa asta del mio cazzo.
“–!” Esalo, boccheggiante, mentre vengo in mano con poca fatica; impreco quando mi rendo conto che avrei dovuto pulire le lenzuola dopo… Ma è ancora presto, penso. Esito, prima di trovare il contatto tra i preferiti e chiamarlo con una mano tremante, ancora preso dall’orgasmo appena avuto.
“Daniel?” La voce dall’altra parte della linea è assonnata, ma piena d’affetto.
“Stavo pensando a te,” affermo subito prima che Jack si potesse preoccupare. La mia voce, carica di tensione sessuale, fa immediatamente intendere al mio ragazzo il motivo – l’intenzione – dietro la chiamata all’ora insolita.
“Ti voglio qui, ora”, sussurro, avvolgendo la mano nuovamente intorno al mio pene che lentamente stava riprendendo vigore. “Voglio sentire la tua voce. Il tuo respiro caldo sul mio collo.”
Sento Daniel sussultare, ed un fruscio di stoffa – e piccoli sospiri subito dopo. “Ti prenderei per i fianchi”, risponde tra un respiro e l’altro, “e mi struscerei contro il tuo culo. Ti farei sentire quello che mi fai provare, cosa mi fai diventare. Quanto mi fai impazzire.”
Immagino l’erezione premere tra le proprie natiche, strusciando tra di esse con la lentezza disarmante tipica del tocco di Daniel. “Ti piegherei a novanta contro il tavolo, strofinandolo forte finché mi chiedi di prendermi, rozzo, violento.”
“Cazzo, Daniel.”
Muovo la mano più velocemente, dalla base alla punta, avvolgendo con l’altra mano il sacco e giocando con le palle, stringendole. Il precum si sparge in rivoletti lungo l’asta, lubrificando la pelle e rendendo la frizione insopportabilmente piacevole.
“Jack…” Esclama Daniel, e dai suoni e il respiro accelerato, posso capire che è quasi arrivato all’orgasmo, e la cosa mi accende ancora più: il pensiero che semplicemente con la mia voce e la nostra immaginazione, posso portarlo fino a questo punto.
“Veniamo insieme”, gli chiedo, gli supplico, e sento un gemito dall’altra parte della linea, che prendo come un assenso.
Vengo chiamando il suo nome, il calore delle nostre mani intorno ai sessi ad unirci nell’esperienza.






















