Guardo incerta il menù davanti a me.
Un piatto di ostriche al limone, pasta al peperoncino come primo, avocado toast come accompagnamento, e per concludere un parfait con fragole e cioccolata… C’era da dire che fosse sicuramente una combinazione molto insolita, ma l’avremmo fatto funzionare.
Era il 14 febbraio, San Valentino. E no, non l’avrei spesa con il mio fidanzato, ma con un amico stretto che non vedevo da tempo – Marco. Ci eravamo lasciati da poco dai nostri rispettivi partner, e spendere San Valentino in compagnia sembrava la scelta più saggia per i nostri cuori infranti.
E in ogni caso, avevamo un passato da scopamici, quindi sapevamo entrambi come si sarebbe conclusa la serata.
“’Mazza, ma hai fatto un buffet… Sofia, ti sei proprio dedicata a questa cena.”
Marco entra nel salone, guardandosi intorno meravigliato.
“Non dovevi. Adesso mi sento in colpa, non ho portato nulla oltre del vino,” ride sommessamente, avvicinandosi al tavolo per posare delicatamente le bottiglie.
Inghiotto la gioia, l’anticipazione, e mi avvicino. “Ma ci sei tu.”
Vedo il desiderio accendersi, palese, negli occhi verdi di lui. Siamo corpo a corpo ora, il mio ventre allineato con il rigonfiamento nel cavallo dei suoi pantaloni – e avvolgo le braccia intorno al suo collo, abbassandolo verso di me, sussurrandogli all’orecchio: “E questo basta.”
Inserisco una gamba tra le sue, bloccandolo sul posto tra me e il tavolo. Qualche tovagliolo cade, i movimenti impacciati mentre lo spingo lentamente sul bordo del lungo tavolo, facendo attenzione a non disturbare la zona apparecchiata – mi ero impegnata con queste ricette, volte ad aumentare la libido, e ci tenevo che iniziassimo la nostra notte con degli afrodisiaci in corpo.
Ci scambiamo un bacio casto, poi un altro. Un altro ancora. Gli mordo il labbro inferiore, come a richiedere accesso nella sua calda bocca, a invitare la sua lingua a lottare per la dominanza con la mia
Marco dischiude le labbra, e sorrido, ignorando le sue labbra socchiuse e puntando al lato della sua bocca. Gli bacio il viso, la mascella, il lobo, il collo – lasciando una scia di saliva e morsi lungo il percorso.
“Dio, Sofia… Come mi baci tu il collo, non lo fa nessuno”, ansima Marco, e gli lascio un succhiotto. “Cazzo, sì…”
Avvicino la mano al bordo della sua maglietta, alludendo al volerla alzare. Le mie dita fredde si connettono alla pelle rovente di lui.
“Eccitato?” Sorrido, maliziosa.
“Voglio scoparti fino a domattina”, risponde lui, diretto.
Fa per ricatturare le mie labbra in un bacio, ma lo fermo con un dito sulle labbra, allontanandomi elegantemente da lui.
“Sofia…” Si lamenta, un suono più vicino ad un gemito che a un rimprovero.
Lo prendo per mano, guidandolo verso le sedie, ignorando totalmente il rigonfiamento molto più insistente. “Mangiamo?”
Avevamo finito di mangiare, e sentivamo già l’eccitazione accendere i nostri sensi e far ribollire il sangue, portandolo dritto alle zone di interesse – i nostri sessi.
Tra vino, pasti, e l’atmosfera romantica, ci siamo trovati sul divano, su cui scambiavamo effusioni sempre più intime, sempre più calde. Mi ero spogliata del leggero vestitino con cui l’avevo accolto, ed ora ero in un completo sexy di lingerie.
Eravamo entrambi molto accaldati, molto eccitati, e sentivamo il desiderio impellente di metterci le mani addosso e divorarci l’un l’altro… Non potevo più aspettare.
“Aspetta”, dice lui, mentre mi lego i capelli per accingermi a fargli un blowjob. Si mette un preservativo aromatizzato, al cui alzo un sopracciglio.
“Dicevi l’avevi sempre voluti provare.” Afferma con nonchalance, e non sono una da farsi ripetere le cose due volte.
La texture del suo fallo è strana attraverso il sottile preservativo, e noto come la sensibilità dei suoi nervi sia ridotta rispetto al farlo senza. Ma il gusto alla fragola è piacevole, e mi ritrovo a leccarlo con più intensità ed entusiasmo di come faccio di solito, e questo sembra compensare – a giudicare dai suoi sospiri e respiro affrettato.
Avvolgo la sua cappella nella mia cavità orale, slinguazzando il frenulo e la piccola fessura con attenzione, mentre con le mani gli massaggio la coscia interna raschiandola talvolta con le unghie.
Sospiro intorno a lui, e comincio a muovere il mio corpo in tandem con i movimenti della testa, che lui guida con una mano tra i miei capelli.
“Sofia…” Sospira, ed è questione di attimi prima che lui mi prenda per i capelli – forte, come piace a me – e mi faccia rialzare da in mezzo le sue gambe.
“Voglio scoparti. Voglio renderti mia, fotterti senza pietà finché non riesci neanche a camminare.” Ringhia, e rabbrividisco sul posto.
Mi prende per i fianchi, sollevandomi senza sforzo, e posandomi sul divano. Prende il miele sul tavolo, e mi guarda con un sorriso ammiccante.
“Le ricette afrodisiache erano molto buone”, esordisce, e mi sento arrossire fino alle orecchie. Certo che sapeva qual era lo scopo di quei pasti… “Ma preferisco questo.”
La fredda, viscosa consistenza del miele si espande sul mio seno esposto, sul mio torace, nell’incavo dell’ombelico, e lungo le mie cosce, il percorso del miele allettante nel modo in cui gira intorno alle labbra della mia vulva.
Sento la vagina pulsare col desiderio e l’aspettativa.
“Marco, Dio, divorami.” A malapena finisco la frase – e la sua bocca è su di me, intenta a leccare via il dolce del miele e sostituirlo con la calda sensazione della sua saliva e il dolore di denti contro pelle.
Si concentra sulla zona generale della vulva, leccando e baciando la vulva e inserendo giocosamente un dito o la lingua nella vagina, alternandolo a tocchi effimeri sul clitoride.
Arriccio le dita dei piedi, inarcandomi verso la sua bocca, cercando di spingerlo ancora più a fondo dentro di me; e all’inizio segue la mia guida, ma è questione di attimi prima che ritorni a torreggiare sopra di me, il suo pene eretto allineato sull’apertura pulsante e desiderosa della mia vagina.
Lo sbatte sul mio sesso, strusciandolo su e giù e lubrificandosi con i miei liquidi, scivolando appena dentro di me solo per ritirarlo fuori dopo un attimo. L’anticipazione mi sta mandando ai pazzi, lo sa, ma attendo comunque, come se fossi incatenata al suo comando silenzioso.
Non ti muovere.
Dopo un’attesa quasi eterna, muove il suo fallo in movimento circolare contro la mia vagina – ed entra. La sensazione di pienezza mi toglie subito il fiato, e inarco la schiena – cosa che lui immediatamente ferma, rispingendomi piatta contro la superficie del divano. Si prende il suo tempo, il ritmo lento e sensuale, mentre sento silenziose imprecazioni tra i denti che posso solo immaginare siano ‘dio sei così stretta’ e ‘mi prendi così bene, sofia, solo tu mi fai sentire così’, e i complimenti mi vanno dritto nello stomaco, eccitandomi ancora di più.
Mi massaggia i seni attraverso la lingerie, prendendoli tra i polpastrelli e tirandoli verso di sé. Appoggia una mia gamba sulla sua spalla, rialzando il mio fondoschiena… e Dio è così profondo ora, e sento la sua punta sbattere contro il mio punto G, stimolandolo senza nessuna pietà mentre perde il controllo di poco prima e mi fotte senza alcun riguardo per l’intensità, proprio come sa che piace a me.
“Ah, Marco, sì, sì, cazzo, sì…” Ripeto, come se fosse un mantra, come se fosse una preghiera.
E la ascolta, perché con una mano sfiora il mio clitoride, strofinandolo con la delicatezza che lui sa mi porta all’orgasmo… e vengo, in un’esplosione di piacere, e non saprei dire se io sia venuta con il clitoride o la penetrazione, tanto è il piacere che mi invade.
Una volta consumato il mio orgasmo, mi prende per i fianchi. “Sofia”, esala, ed annuisco.
Mi rigira su me stessa, posizionandomi sulle mie ginocchia, e mi prende da dietro a pecorina con un ritmo animalesco, colpendo zone già estremamente sensibili che però accolgono comunque il suo diametro. Viene in un orgasmo altrettanto esplosivo, e ci accasciamo entrambi in un abbraccio, sfiatati.





































