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Racconto erotico | Tradimento in macchina

sesso in macchina
11 marzo 2026 6 min read
Racconto erotico | Tradimento in macchina

Erano le 8:00 di mattina, ed ero già al mio terzo caffè.

 

Il brusio della voce dei colleghi era già diventato rumore bianco ai miei timpani esausti dall’ulteriore litigata della sera prima, e i miei arti completamente appesantiti dalla stanchezza di un’altra notte priva di sonno.

 

“Buongiorno!”

 

La voce squillante della nuova entrata, la nuova collega – Ella, 20 anni, la figura snella e i capelli, in una cipolla alta, sempre un poco fuori posto – mi ridestò dal mio stato di stasi.

 

“Alla fine stasera sempre al solito locale?” Si avvicinò a me, poggiando con cura i documenti che aveva appena stampato. I miei occhi caddero sulle sue mani, le dita affusolate e le unghie sobrie ma eleganti – e l’assenza di un anello al dito, al contrario di me.

 

“Sì… Hai bisogno di un passaggio?”

 

Un sorriso le illuminò il volto, e l’aria sembrò improvvisamente molto più leggera.

 

“Se posso sì, grazie!”

Il locale si era svuotato lentamente, tra bicchieri vuoti e risate sempre più sguaiate. Quando io ed Ella uscimmo dal parcheggio, l’aria della notte era fresca e silenziosa – e, decisamente, un ottimo contrasto alla temperatura interna del locale.

 

Inspirai, lentamente, lasciando che il freddo mi risvegliasse i sensi e scacciasse ogni pensiero indecente riguardo la collega avuto nel corso della serata.

 

Con la coda dell’occhio rivolsi un’occhiata discreta ad Ella: era brilla, instabile sul posto, e non sembrava assolutamente in grado di andare a casa da sola. Temevo per la sua incolumità anche qualora avesse chiamato un taxi – quindi, prima ancora che mi potessi fermare, la frase uscì spontanea.

 

...Ti riaccompagno a casa.”

 

La vidi annuire, lentamente, e ci avviammo in silenzio verso la macchina. Chiusi la portiera dietro di lei, e osservai le luci del parcheggio scivolare sul parabrezza mentre uscivamo dalla strada quasi vuota.

 

Ella si sistemò sul sedile, incrociando lentamente le gambe. Nel movimento, il tubino nero che indossava – semplice ma elegante – si spostò con lei, scoprendole una quantità indecente di coscia da cui distolsi immediatamente lo sguardo.

 

Fu nello spostare l’oggetto della mia attenzione alla strada che mi resi conto, la mente improvvisamente troppo allerta, che una spallina del vestito le era scivolata lungo il braccio, lasciando ulteriormente scoperta la curva morbida della spalla. Deglutii, la cintura improvvisamente troppo stretta.

 

Il percorso fino a casa sua era fortunatamente molto breve; dopo essermi parcheggiato, mi alzai per aprire la portiera ad Ella e sorreggerla nel caso avesse bisogno d’aiuto.

 

Daniele…”

 

La guardai negli occhi al richiamo del mio nome, e sentii immediatamente qualcosa nello stomaco serrarsi. I suoi occhi erano lucidi, illuminati appena dalla flebile luce dei lampioni. Dall’alto, potevo vedere la linea del seno, invitante – e il modo in cui il culo, sodo, fosse perfettamente visibile quando si era voltata verso di me dopo essersi rimossa la cintura.

 

Le porsi la mano, l’autocontrollo ormai appeso ad un filo ai limiti della tensione. Lei la prese, ma non la usò per alzarsi.

 

Ella…?”

Baciami.”

 

Sentii qualcosa spegnersi nel mio cervello. Probabilmente perché tutto il sangue era andato alla mia erezione che ora, impossibile da nascondere, si stagliava contro i miei boxer con una pressione quasi dolorosa.

 

“Ella, sei brilla. Forse addirittura ubriaca. Non sai quello che stai chiedendo.” Riuscii a dire, la voce strozzata.

 

I capezzoli che potevo intravedere attraverso la stoffa del tubino – non indossava un cazzo di reggiseno? – erano diventati ancora più eretti e turgidi, e sapevo il freddo non era colpevole della reazione.

 

Continuava a strofinare le gambe, come a cercare frizione per il suo sesso pulsante.

 

Non avrei saputo dire quando, ma aveva anche rimosso i tacchi: i piedi (mio fetish, ammettevo con non poco imbarazzo per dei gusti così basici) erano in bella vista.

 

Le curve dei suoi fianchi sembravano così facili da afferrare, da spingere a me.

 

Deglutii nuovamente quando la sua presa si strinse intorno alla mia mano, ma mi ritrovai la gola secca – ingoiando intorno al vuoto.

 

“So benissimo cosa sto chiedendo. E so anche…”, distolse lo sguardo, e intravidi un rossore sui lobi e sulla nuca. Anche le spalle avevano un timido rossore a colorarle.

 

Continuò, con un colpo di tosse. “So anche che… pure tu ci hai pensato.”

 

Beh, questo certamente ricolorava tutte le interazioni che ho avuto con lei. I tocchi che indugiavano, gli sguardi sostenuti, la costante vicinanza, il modo in cui mi faceva sempre sentire la morbidezza della sua pelle premendosi contro di me quando mi avvicinavo per aiutarla a lavoro…

La tirai a me, facendola barcollare e ricadere nelle mie braccia prima ancora che i suoi piedi nudi toccassero l’asfalto. Le sue tette sode si schiacciarono contro il mio petto, ma la mia attenzione venne attratta dalle sue labbra, gonfie e rosse, che catturai in un bacio appassionato non appena alzò la testa per guardarmi nella sua confusione.

 

Aprii la porta posteriore della macchina, appoggiandola delicatamente sui sedili. Avvolsi la sua piccola, morbida guancia nel palmo della mia mano, ignorando lo scintillio della fede che rifletteva la luce delle macchine che passavano.

 

Sei la mia rovina”, risi, una risata nervosa, piena di calore e affetto, ma soprattutto… anticipazione.

 

Ella posò la sua mano sulla mia, con un sorriso malizioso che le raggiungeva gli occhi.

 

Ogni tanto puoi anche lasciarti andare.”

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