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Racconto erotico | Sesso in crociera

sesso in crociera
18 marzo 2026 15 min read
Racconto erotico | Sesso in crociera

Sento il vino salirmi lentamente lungo le vene, il tepore dell’alcol che piano piano annebbia i miei sensi – il pavimento sembra lontano, ma fortunatamente a soggerrermi c’è il muro dietro di me. E un corpo pressato contro il mio, il profumo non familiare che si intreccia con quello del gin quando le sue morbide labbra si socchiudono in un’esalazione.

 

Il mio pene, traditore, sbalza alla sensazione di un ginocchio che crea uno spazio più largo tra le mie cosce già divaricate.

 

“Hai caldo?”

 

È un sussurro scherzoso, carico di candida malizia. Deglutisco, mentre la mano affusolata della donna si fa strada oltre l’elastico dei miei boxer, la cintura dei pantaloni già sganciata.

“Kyle, ma quando parti per ‘sta crociera?”

 

Gli schiamazzi sopra i drink si erano fatti più rumorosi al procedere della serata, guadagnandoci uno sguardo stizzito dai camerieri che ci passavano dietro.

 

“Che c’è, Fra, vuoi venire?”

 

“Ma non parti da solo? No, grazie!”, e così dicendo aveva mandato giù un altro boccale di birra.

 

A 34 anni, avevo finalmente deciso di prendermi una meritata vacanza e varcare nuovi orizzonti. La vita lavorativa mi aveva lasciato senza il tempo di mettere su famiglia, ma era meglio così – non volevo essere legato da necessità esterne che avrebbero potuto negarmi possibilità…

 

Perlomeno, la mia libido bassa aveva creato disaccordo durante l’ultima relazione seria, quindi un bel viaggio, in solitario, era necessario per il mio benessere mentale.

 

--

 

Il primo contatto non aveva niente di speciale, almeno all’apparenza. Ero appoggiato al bancone con il mio drink, più intento a finire il bicchiere che a guardarmi intorno. Il locale era pieno, musica troppo alta, gente che rideva senza motivo. Il solito posto in cui si finisce quando non si ha davvero voglia di stare da nessun’altra parte.

Lei mi si era messa accanto, entrando nel mio raggio come se fosse già deciso che avrebbe occupato quel posto. Non ero cieco – me n’ero accorto subito, anche senza guardarla.

Un profumo diverso, più deciso degli altri, e quella sensazione sottile di essere osservato non per caso.

“Non sei nel mood giusto per stare qui.”

Non era una domanda. Girai appena la testa, abbastanza per incrociare lo sguardo ma non per offrirle davvero attenzione.

“E tu sì?” risposi, piatto.

Notai, dal suo linguaggio del corpo, che lei non si era offesa. Anzi, aveva sorriso come se fosse esattamente la reazione che voleva.

La squadrai con un minimo di discrezione, cercando di piazzarla e darle un’identità visto che la nostra conversazione sembrava si sarebbe dilungata.

Una donna di quaranta anni, forse qualcosa di più o di meno, difficile dirlo con certezza. Sicura, però. Troppo sicura per essere casuale.

“Più di te, di sicuro.”

Non si era presentata, né mi aveva chiesto il nome. Aveva ordinato da bere e nel frattempo si era avvicinata quel tanto che bastava a toccarmi con il braccio ogni volta che si muoveva.

Deglutii. Li notavo tutti.

Ed era quello il problema.

Non… Non ero il tipo da reagire così. Non mi succedeva spesso di sentirsi… agganciato in quel modo. Di solito avevo bisogno di tempo, di contesto, di una costruzione lenta. Le mie ex si erano lamentate proprio di quello: troppo distaccato, troppo poco coinvolto, troppo difficile da accendere.

Con lei non stava succedendo così.

E la cosa mi infastidiva.

“Ti stai irrigidendo,” disse lei a un certo punto, guardandomi direttamente.

Kyle fece un mezzo sbuffo. “Ti stai avvicinando troppo.”

“Apposta.” Rispose lei, immediata, senza esitazione. Alzai un sopracciglio – non c’era neanche stato nessun tentativo di addolcire la cosa.

E non si spostò.

Anzi, accorciò ancora la distanza, abbastanza da costringerlo a inclinare leggermente il busto all’indietro per mantenere un minimo di spazio. Il muro dietro di me non aiutava.

“Di solito funziona così?” chiesi, cercando di mantenere un tono neutro.

“Di solito no,” rispose lei. “Di solito gli uomini fanno metà del lavoro da soli.”

Gli occhi mi scivolarono addosso, lenti, senza fretta, come se stesse prendendo nota di ogni reazione. Non era flirt leggero, di questo me ne rendevo conto anche io. Vidi il suo sguardo soffermarsi sul mio pacco, per poi scivolare oltre.

Deglutii, senza accorgersene subito. Il dettaglio non le sfuggì.

Ecco,” mormorò, abbassando appena la voce. “Quello.”

Cosa.”

Quando non controlli la reazione.”

Strinsi la mascella. “Non sai di cosa parli.”

Lei inclinò la testa, studiandolo come si guarda qualcosa che si vuole smontare. Poi mi prese il polso.

Il contatto mi attraversò in modo diretto, senza passaggi intermedi. Sentii chiaramente il corpo reagire prima ancora di avere un pensiero coerente.

Ed era esattamente questo che non mi piaceva.

Feci per tirare indietro la mano, quasi come fossi stato scottato, ma lei la tenne un secondo di più. Solo uno. Abbastanza.

Vedi?” disse piano. “Non sei così spento come pensi.”

Una pausa. “Non mi conosci.”

Non ancora.”

Scrollai le spalle, ormai ero incastrato. “...Sono Kyle.”

Vanessa”, aveva risposto lei senza mancare un battito.

E invece di lasciarmi andare del tutto, fece scivolare la presa lungo il mio avambraccio, lenta, controllata, come se stesse testando un confine per vedere quando avrei reagito davvero.

Di solito scappi a questo punto?” aggiunse, divertita.

Esitai.

Lei sorrise appena, più soddisfatta che sorpresa. “Ok. Quindi resti.”

Non ho detto questo.”

No,” fece lei, avvicinandosi ancora, la voce più bassa, più ferma. “Ma non ti sei mosso.”

A quel punto lo spazio tra noi era praticamente sparito. Il rumore del locale si era fatto più distante, o forse era solo la mia attenzione che si era ristretta tutta lì, su di lei, su come si muoveva senza fretta ma senza lasciare alternative.

Sapevo di poter chiudere la cosa in qualsiasi momento. Bastava spostarsi, fare un passo di lato, interrompere il contatto.

Non lo feci – e Vanessa lo capì nello stesso istante.

E smise di trattenersi.

Non fu qualcosa di evidente per chiunque altro nel locale, ma per me sì. Fino a quel momento mi aveva testato, sfiorato, studiato. Adessso, però, non c’era più esitazione nei suoi movimenti.

 

Mi si avvicinò quel tanto che bastava a costringermi a girarmi completamente verso di lei. Il bancone di lato, il muro alle spalle. Spazio ridotto al minimo, mentre mi guidava lentamente verso un angolo buio e nascosto dal resto della folla.

Non sei uno che prende iniziativa,” disse, senza giudizio. Era un’osservazione pulita.

Serrai la mascella. “Non tutti hanno bisogno di—”

Lei mi mise due dita sotto il mento e mi interruppe, sollevandomi appena il viso. Non era un gesto brusco, ma neanche qualcosa che potessi ignorare.

Non è una cosa negativa.”

Il contatto durò più del necessario. Vanessa inclinò appena la testa, come se stesse verificando una teoria.

Solo che quando arriva l’occasione,” aggiunse piano, “non sai bene cosa farci.”

Un mezzo sorriso mi sfuggì, più nervoso che divertito. “Stai facendo tutto tu.”

Esatto.”

La sua mano scese lentamente dal mento al collo, fermandosi lì un secondo di troppo. Il pollice tracciò una linea breve, quasi distratta, ma, per Dio, sentii chiaramente la reazione del corpo tradirmi di nuovo.

Interessante,” mormorò.

Questa volta fui io a spostarmi appena, più per recuperare equilibrio che per allontanarmi davvero. “Ti diverti così con tutti?”

Lei fece un mezzo sorriso, ma non rispose subito. Si limitò a ridurre di nuovo la distanza, annullando quel tentativo di spazio come se non fosse mai esistito.

No,” disse infine.

Poi, senza cambiare espressione, fece qualcosa di ancora più semplice: mi prese la mano e la portò sul proprio fianco.

“…!” Rimasi fermo per un secondo, forse due. Il cervello che cercava di recuperare terreno, di rimettere ordine. Non era il mio modo di fare. Non era il mio ritmo. Era troppo diretto, troppo veloce, troppo, troppo.

Eppure non tolsi la mano.

Le dita si mossero appena, quasi per riflesso.

Vanessa espirò piano, soddisfatta ma senza darlo troppo a vedere. “Vedi? Non era difficile.”

Il bacio arriva lento, misurato, come un passo calcolato nella danza che Vanessa ha già iniziato.

Prima sfiora le mie labbra appena, quasi un test, un contatto leggero per vedere come avrei reagito. Rimango fermo, il corpo teso contro il muro, le mani sospese come se stessi cercando di capire se fosse tutto reale o un’illusione.

Poi lei aumenta la pressione, senza fretta, senza ansia. Le sue labbra si muovono con sicurezza, guidando il ritmo – non è aggressivo, ma possiede una forza sottile che mi costringe a cedere, ad appoggiarmi, a rispondere senza rendersi conto di quanto lo stia facendo. Ogni piccolo movimento di lei sembra misurato per provocarmi, per farmi sentire tutto ma senza cedermi il controllo.

Riesco a sentire la differenza tra l’iniziativa mia, e la sua: Vanessa prende tutto lo spazio che vuole, mi circonda, mi guida, eppure il bacio non è chiuso o definitivo. C’è gioco, c’è dominio, c’è tensione pura. Ogni gesto, ogni sfioramento di labbra, di guancia, di mento, è una domanda e una risposta allo stesso tempo.

Quando finalmente cedo del tutto, è come se il mondo attorno svanisse. Il rumore del locale, le luci, persino il calore del suo bicchiere scompaiono. Rimaniamo solo noi due, il muro dietro di me e la sensazione di un corpo caldo e morbido contro il mio--

Lei sorride appena, soddisfatta della mia reazione. Inclina la testa e abbassa lo sguardo verso le mie labbra un’altra volta, senza muoversi. Sento il cuore accelerare, il respiro più corto. La tensione cresce, palpabile, quasi dolorosa, ma irresistibile. Non so quando, ma la mia cintura era stata slacciata, e il vedere gli occhi di lei, annebbiati dal desiderio, fece scattare qualcosa di irrazionale e primitivo in me.

Aspetta” sussurra lei, e non so come, arriviamo alla sua cabina. Mi sbatte sul letto, le coperte disfatte, arrampicandosi su di me e mordendosi il labbro inferiore mentre mi guarda dall’alto.

Con frenesia, ci spogliamo dei vestiti, il bisogno ormai impellente di sentire i nostri corpi unirsi – non avevo mai sentito un desiderio di sesso così vero, così genuino, così… quasi violento nell’irruzione del suo essere all’interno dei miei pensieri, nel modo in cui aveva spazzato via qualsiasi altro dubbio o incertezza avuto fino a quel momento.

Le sue cosce, posizionate entrambe ai lati dei miei fianchi, tremano leggermente – colgo il momento per alzare lo sguardo e vedere come le sue dita siano già dentro la sua vagina colante, che sembra respirare con ogni suo movimento di bacino mentre le falangi vengono inghiottite sempre più a fondo. Di nuovo, il mio pene ha uno sbalzo, e sento la pelle d’oca quando Vanessa tira fuori un preservativo, che cala senza troppi riguardi – come si era atteggiata per il resto della serata, d’altronde – sulla mia erezione pulsante.

Non prima di darmi un complimento per lo spessore del mio membro, il labbro inferiore torturato, una sfuggita di lingua intravedibile quando lo aveva lentamente inumidito.

Dio, Vanessa, sì, così,” sospiro, mentre scende lentamente sopra di me, abbracciando ogni parete del mio sesso con le sue, totalmente fradicie e, Dio, così strette.

Mi afferra le mani, portandole sui suoi fianchi, guidandomi nel farla sobbalzare su e giù sopra il mio fallo, inarcando la schiena e dandomi la piena visione del suo seno – anch’esso traballante sopra il cigolio incessante del letto, che sembra cedere sotto di noi.

Il suo ritmo diventa più brusco e violento, al punto tale che quasi le mie palle sembrano venire risucchiate anch’esse dalla sua calda vagina; il fiato mi viene a mancare, e tra i miei sospiri di piacere e la sensazione quasi devastante della sua morbida pelle nelle mie mani, decido che non posso essere solo io a ricevere.

In uno scatto, la tengo sollevata il giusto per ribaltare le nostre posizioni, guadagnandomi un singhiozzo frustrato alla temporanea mancanza di contatto e calore tra i nostri due corpi. L’ho posizionata a pecora, il culo in bella vista mentre le sue mani trovano appiglio sulle lenzuola disfatte, evidentemente confusa dall’improvviso cambio di scenario.

Poi, un sorriso. Posso sentire il suo ‘finalmente’.

Serro la mascella, nuovamente, ma ora per un motivo diverso. Rientro dentro di lei con lentezza, e sento i suoi muscoli irrigidirsi leggermente quando la mia cappella la penetra da un lato diverso, un’intensità diversa, andando a premere con insistenza contro il suo punto G con la sola curvatura dell’erezione.

Riprendo il ritmo con sicurezza, il corpo di Vanessa che si muove con sempre più costanza sotto di me mentre la scopo con passione, lacerando tutte le mie inibizioni e prendendola e penetrandola senza alcun ritegno.

Ma sembra mancare qualcosa…

Mi guardo in giro, e vedo un dildo realistico gigante posato clandestinamente dentro un cassetto aperto vicino al letto. Alzo un sopracciglio, e il nuovo oggetto della mia attenzione non passa inosservato a Vanessa, che apre la bocca in una richiesta silenziosa.

Mollo uno schiaffo al suo culo, afferrando il dildo e ficcandoglielo in bocca fino alla gola, grugnendo di piacere quando sento il suo sospiro soffocato quando la sua fonte di ossigeno viene momentaneamente violata e riempita. Comincia a fare un pompino al dildo, riempiendosi sia da davanti che da dietro, ed è questione di un attimo prima che vengo dentro il preservativo, pompando fuori, dentro, fuori dentro di lei senza sosta, godendo degli ultimi spasmi del mio orgasmo mentre vedo i suoi occhi salire oltre le palpebre mentre la cappella del dildo raggiunge il punto più profondo della sua gola.

Non faccio in tempo a sentire imbarazzo o shock al modo in cui il mio istinto – la mia libido – ha preso il sopravvento, che subito la sua bocca è nuovamente su di me; ma stavolta, sul mio pene, privo di preservativo, la lingua di lei che cerca di prosciugare le ultime gocce del mio sperma salato, come se i drink della sera non fossero abbastanza per placare la sua sete.

Ricado all’indietro, e lei approfitta dell’occasione per ficcare la sua figa sulla mia faccia.

Lecca.”

È un ordine, ma non uno a cui voglio dire di no. La lecco, muovendo la mia lingua su tutte le aree che riesce a ricoprire, penetrandola e stimolando il suo clitoride alternando con le mie dita mentre lei mi cavalca – come se fossi sua proprietà, come se darle piacere sia la mia unica priorità nell’universo… E forse lo è, penso, quando mi viene in faccia con un “Kyle” quasi urlato, mentre mi afferra i capelli e mi spinge ancor più a contatto con la sua vagina, il naso che insieme alla lingua stimola la sua vulva senza sosta.

Collassa al mio lato, entrambi senza respiro mentre cerchiamo di riprenderci dall’orgasmo più mozzafiato di… probabilmente tutta la mia vita.

Vedo il mio pene rialzarsi nuovamente, a mio sconcerto, pronto per un altro round.

Le iridi di lei vengono annegate nel nero, la lussuria palese nel suo sguardo.

Tranquillo”, sussurra, arrampicandosi nuovamente su di me a gattoni, ingabbiandomi tra le sue mani affusolate, il suo seno pendente e quasi a contatto con il mio petto grondante di sudore. “Ci penso io a te.”

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