Alicia si sciolse i capelli, lasciando che le lunghe ciocche castane si srotolassero lungo la sua schiena, nuda. Il contatto con la pelle fu immediato, privo dello strato esterno dei vestiti, e Alicia rabbrividì. Lentamente, quasi fosse un rituale, si avvicinò alla sua camera da letto, dove la attendeva pazientemente il suo ragazzo.
Mai nella sua vita pensava che sarebbe finita in una situazione del genere: il ragazzo con cui era cresciuta, quello che lei aveva sempre visto come un fratello – Alessandro, sarebbe diventato il suo ragazzo, all’insaputa di tutti.
Si erano conosciuti nell’infanzia, lui di soli tre anni più grande di lei. Era il figlio della migliore amica della madre di Alicia, e dopo un grave incidente che l’aveva lasciato orfano di entrambi i genitori, la madre di Alicia non aveva esitato a prenderlo sotto la loro ala e crescerlo come se fosse parte della famiglia. “Da oggi in poi lui sarà il tuo fratello maggiore”, le dicevano, introducendole un bambino dagli occhi spenti e lo sguardo vacuo.
Da allora erano passati anni – e caso volle che, per un motivo o per l’altro, i genitori di Alicia si erano separati, ognuno per la propria via.
E ad abitare nella casa che avevano lasciato indietro rimasero solo loro due: lei, ormai di 19 anni, e lui di 22.
Gli anni della loro infanzia, pubertà, e prima età adulta erano passati tranquillamente, spesi in totale normalità come fratello e sorella; ma sin da quando avevano cominciato a vivere nella sola loro compagnia, Alessandro era diventato più… Protettivo. Preoccupato.
Quasi… Soffocante.
“Ale, io esco con un amico, e stasera non torno per cena.”
“Aspetta”, la risposta immediata di lui, “Oggi devo dirti una cosa importante”.
Alicia alzò un sopracciglio, un piede già nella scarpa, la mano già sulla maniglia, la porta socchiusa.
“Proprio ora? Sono già in ritardo--”
Non fece in tempo a finire la frase, che si ritrovò suo fratello dietro di lei, la mano sulla porta, chiudendola con un click sordo.
“Alessandro…?”
“È il tuo ragazzo quello da cui stai andando, no?”
“Boh sì, perché?”
Un sospiro. “Finora mi sono trattenuto dal dirlo, ma la verità è che io non ti ho mai visto come sorella, e sono stanco di fingere.”
“...Ale, cosa intendi--”
Il ragazzo che lei aveva sempre visto e vissuto come un fratello le ruba un bacio, azzittendola immediatamente.
“Intendo questo.”
A ripensarci, Alessandro non era mai stato d’accordo con qualsiasi ragazzo con cui lei uscisse.
“Hai pessimi gusti”, le diceva.
E sapeva benissimo che quello di quella sera era praticamente il suo fidanzato, che lei aveva cercato malamente di nascondere per evitare ramanzine.
Non osava ammetterlo, ma anche lei aveva sempre trovato Alessandro attraente: forse era la sua affidabilità, o semplicemente il suo aspetto fisico… Ma erano fratelli.
“Ti vedo distratta”, sospira Alessandro, il respiro caldo tra le gambe di lei. “Se riesci a pensare ad altro, allora vuol dire che non sto facendo un buon lavoro.”
“Nn, no, sei perfetto.” Alicia esala, mentre il cunnilingus la manda all’estasi: le lunghe, calde leccate le stimolano i nervi, e con le mani guida la testa di capelli folti e ricci di lui, spingendo la sua lingua più in profondità.
“Ah, ah, lì, sì, sì, sì…” Lui le afferra le natiche, alzandole il bacino per raggiungere ancora più a fondo con la lingua.
Alicia guarda attraverso le palpebre socchiuse un viso così familiare che mai aveva pensato di ritrovare in mezzo alle proprie gambe.
“Ale, ah, sto venendo--”
“Vieni.”
È detto con un tono morbido, soave, ma Alicia lo capisce – è un ordine. E viene sulle sue labbra, mentre lui ripulisce diligentemente la zona di ogni goccia, assaporando il sapore di lei.
“Sei sempre stata così pasticciona”, sussurra, “devo assicurarmi sempre di ripulire tutto.”
Alicia percepisce il sorriso sulle sue labbra, e deglutisce.
“Proviamo qualcosa di nuovo oggi. Visto che oggi sei stata impaziente… Magari un bel paio di pinzette per quei capezzoli che cercano continuamente di tentarmi.”
Le posiziona lentamente, scatenandole un gemito alla sensazione.
“O forse… Magari un bel stimolatore per clitoride.” Lo tira fuori dal cassetto – il fidato compagno di Alicia – e lo posiziona appena sopra il suo clitoride, il concentrato di nervi che è ormai delicato dopo la stimolazione eccessiva di poco prima.
“Ale, quello che voglio… voglio te dentro di me.”
Lo sguardo di Alessandro si scurisce, gli occhi annebbiati dalla lussuria.
“Impaziente come sempre… Ma chi sono io per negare la mia sorellina?”
Un momento di pausa giusto per mettersi il preservativo, e scivola fluidamente dentro di lei.
La prende per i fianchi, avvolgendo le mani intorno alle esili curve per guidare il suo cazzo più profondamente dentro la sua vagina, con una foga inaspettata che tradisce la sua impazienza celata finora.
Si scambiano baci a stampo, aperti, con la lingua, in uno scambio di morsi delicati e non; Alessandro percorre con le dita le forme che lui ha visto crescere, massaggiando il seno e affondando sempre di più dentro di Alicia.
Forse è il loro essere cresciuti insieme che fa sì che lui riesca ad interpretare ogni gesto di lei, ogni suono e gemito – rispondendo sempre nel modo perfetto per toglierle il fiato, stimolandola nei punti giusti, al momento giusto.
Il suo ritmo si fa più inconsistente e aggressivo mentre rincorre l’orgasmo, e i sospiri del nome di lei suonano così diversi dal modo in cui finora l’ha sempre chiamata. Alicia, Alicia, sì, sei così stretta, sei così calda, cazzo, parole profane che contrastano con il suo linguaggio normalmente pacato ed elegante.
Afferra il succhiaclitoride, mettendolo goffamente sul sesso pulsante di Alicia, mentre la sua erezione sembra ingrandirsi e pulsare poco prima di venire dentro il preservativo. Ansimante, la ragazza avvinghia le gambe intorno al suo fondoschiena, tenendolo dentro di sé mentre lo accompagna con il suo orgasmo, stringendo le sue pareti ancor più intorno a lui.
Alessandro bacia il collo di Alicia, il retro delle orecchie, gli occhi, in gesti intimi e affettuosi; e i sospiri di lei sembrano ridargli nuovamente grinta, e crescere nuovamente dentro di sé.
Alicia sente le farfalle nello stomaco al solo pensiero che semplicemente il suo corpo, la sua voce, sia abbastanza per eccitarlo così tanto, e viene poco dopo, le dita dei piedi arricciate e la schiena inarcata a cercare di sentire appieno la sensazione dell’orgasmo.
Rimangono avvinghiati, l’odore di sesso e del loro sudore che permea la stanza.







































