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Racconto erotico | C'era solo un letto (capitolo 1)

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10 giugno 2026 4 min read
Racconto erotico | C'era solo un letto (capitolo 1)

La porta si chiude dietro di noi, e percepisco il brusio del corridoio affievolirsi immediatamente. La stanza, in penombra, definisce con morbidi contorni I mobili della stanza, e il futon per terra.

 

Il singolo futon.

 

Abbiamo sbagliato a prenotare…?”

 

Avevano solo questa stanza.”

 

Alzo un sopracciglio. L’hotel non sembrava essere così affollato, ma eravamo stanchi dopo ore di camminate sotto il sole nel visitare tutti gli spot turistici possibili, e non ero in vena di contestare.

 

Guardo Alessandro, l’amico con cui avevo deciso di intraprendere un bel viaggio in Giappone. Non c’era mai stato nulla tra di noi – se non altro, eravamo ottimi amici e ci conoscevamo da talmente tanto tempo che potevamo ormai essere definiti fratelli più che altro – quindi dovrebbe essere stata una notte tranquilla…

 

Se non fosse per il fatto che avevo la libido a mille recentemente perché era troppo tempo che non andavo a letto con qualcuno!

 

Vado a farmi la doccia. Erika, devi andare prima tu in bagno?”

 

No, sto a posto.” Poso i bagagli. Comincio a mettere via panni ed oggetti, lo scroscio dell’acqua della doccia e il suono di Alessandro che canticchiava come sottofondo.

 

Avevo appena finito di sistemare le ultime cianfrusaglie che la porta si apre di scatto, presentando in tutta la sua gloria la figura di Alessandro nudo e avvolto dal vapore del bagno.

 

Ho dimenticato l’asciugamano,” annuncia con disinvoltura, come se mostrarmi il suo corpo nudo fosse una cosa da tutti i giorni. Il mio sguardo non può fare a meno di seguire una singola goccia che percorre la planimetria del suo petto, scendendo verso i pettorali e--

 

"Erika? Hai un asciugamano a portata di mano?"

 

"Sì!" Rispondo, forse a voce più alta di quanto pianificassi. Vedo un piccolo ghigno formarsi sulle labbra di Alessandro, e il suo petto gonfiarsi un poco con orgoglio.

 

"Ti piace quel che vedi?"

 

"Taci," rispondo, lanciandogli l'asciugamano in faccia. Ringrazio la sua risata, rumorosa e divertita; con così tanto rumore, posso far finta di non sentire il mio cuore che batte all'impazzata, di non percepire il calore che si era immediatamente annidato nel mio basso ventre non appena il corpo levigato del mio migliore amico si era presentato in tutta la sua gloria sulla soglia della porta.

 

--

 

Non ci posso credere.

 

Mi sono dimenticata anch'io l'asciugamano - e con esso, il cambio di vestiti.

 

Con un sospiro (e i capelli gocciolanti) esco dalla doccia, quando Alessandro apre improvvisamente la porta.

 

Quasi scivolo sul pavimento bagnato per la sorpresa, ma Alessandro mi prende immediatamente tra le sue braccia, evitandomi uno scomodo scontro della testa con il lavandino.

 

Faccio per ringraziarlo, ma mi rendo conto di due cose: uno, che il motivo per cui ho quasi rischiato una concussione era dovuto a lui, e due, la sensazione delle sue mani grandi e callose a sorreggere il mio peso sembra mandare in fiamme le aree da lui toccate.

 

Quindi mi limito a quello che spero che sia uno sguardo seccato.

 

"Mi ero dimenticato il telefono."

 

"Bravo. La prossima volta però che ne dici di bussare?!"

 

Mi ricompongo, usando le sue braccia come leva, e noto con piacere come fosse stato perfettamente capace di supportarmi nell'azione.

 

"Ci conosciamo da così tanto ormai..." Commenta, e non posso fare a meno di percepire un tono leggermente canzonatorio nella voce.

 

Ma cos'ha oggi?

 

Recupero il mio cambio in camera, e mi vesto mentre Alessandro è girato a guardare qualcosa sul telefono.

 

--

 

E adesso?, penso, sconfitta, davanti al materasso buttato per terra.

 

Se non altro, faceva freddo, e l'idea di dormire sul tatami non mi faceva impazzire. Sicuramente mi avrebbe lasciato sicuramente dei segni sul corpo.

 

Alessandro non sembra pensare a tutte le complicazioni, e si corica senza pensieri sotto la coperta. Mi lancia uno sguardo confuso, come a dire, 'non vieni?' ed entro, dubbiosa, nel letto - accanto a lui.

 

"Domani ci aspetta una bella camminata." La sua voce è leggera, priva di tutta la tensione che stava mandando me ai pazzi. Mi sgrido mentalmente per i pensieri indecenti che avevano dominato il mio cervello tutta la sera.

 

"Allora direi che dovremmo cercare di dormire..."

 

"Allora spengo la luce."

 

--

 

Sono passati non più di venti minuti, eppure il calore di un corpo dietro il mio - del corpo di Alessandro dietro il mio - sembra far sentire ogni ticchettio dell'orologio sempre più distante l'uno dall'altro.

 

Girata dall'altro verso, gli davo la schiena - era il modo più innocuo di dormire, presupponevo - ma qualcosa era andato storto.

 

Perché ora posso chiaramente sentire la silhouette e il peso del suo pene contro le mie natiche. Eretto.

 

E lui? Dorme.

 

Sarà una lunga notte...

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