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La cabina telefonica | Racconto erotico

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3 giugno 2026 4 min read
La cabina telefonica | Racconto erotico

Strozzo un gemito quando la mano di Astolfo si fa strada sotto la mia gonna, toccando le mie mutandine in raso e pizzo e spalmando i miei liquidi sulla stoffa.

 

Sento un dito entrare, piano ma deciso, stimolarmi il punto G – arcuando il dito e muovendolo in piccoli cerchi, come sa che piace a me.

 

“Arianna,” esala nel mio orecchio, mandando un brivido di piacere lungo la mia schiena. “Sei già così sensibile…”

 

Ogni punto che tocca si accende, prendendo fuoco, e sento il rossore espandersi sulle aree a contatto con il suo corpo dietro di me.

 

Schiacciata contro una cabina telefonica in disuso, sussulto quando le labbra calde si avvolgono intorno al mio lobo, leccandone il retro ed alternandolo a baci e morsi.

 

“Hnng…” Gemo, e un’improvvisa vibrazione sembra farmi esplodere tutte le terminazioni nervose in un crescendo di piacere – aveva acceso il vibratore remoto a massima potenza, e nonostante avessi già raggiunto l’orgasmo tre volte, la mia vagina sembrava essere comunque più responsiva di quanto pensavo fosse possibile.

 

“Astolfo--!” In un tono a metà tra il piacere ed un tocco d’indignazione, faccio per voltarmi – ma l’azione è immediatamente interrotta da lui che mi schiaccia ulteriormente contro il muro, bloccando la posizione del mio collo sul nascere e usando la mano libera per incrociare i miei polsi dietro la schiena.

 

Mi sento… intrappolata, come un uccellino in una gabbia, ed esposta alla possibilità che qualcuno ci veda mentre sono in preda a delle convulsioni di piacere – la bava alla bocca, gli occhi bianchi, ed il mio culo che sfregava senza pudore contro il cazzo esposto di lui.

 

“Guarda come mi cerca il tuo corpo”, sussurra lui, il tono rauco e carico di tensione sessuale, “guarda come la tua figa fradicia cerca di prendermi e risucchiarmi dentro.”

 

Come a provare la sua affermazione, mi alza il vestitino, poggiando il cazzo dritto tra le labbra bagnate della mia vagina, ed inserendo la punta dell’erezione senza difficoltà.

 

Il movimento sposta l’ovetto, facendolo raggiungere una profondità prima mai provata.


“Astolfo!”, esclamo nuovamente, cercando appoggio ma quasi cadendo in ginocchia se non fosse stato per il suo corpo dietro di me che mi teneva eretta schiacciandomi tra lui e la parete.

 

Con spinte superficiali, lubrifica il suo pene eretto con un ritmo lento e disarmante, fottendomi con calma come se non fossimo praticamente in un luogo più che pubblico.

 

Certo, poco frequentato, ma comunque non mi erano sfuggite le famiglie e le coppie passate nel corso dell’ora che avevamo speso a scopare come se non ci fosse stato un domani.

 

“Ti voglio,” esala nuovamente, il calore del suo respiro a pochi centimetri dal mio collo, che arcuo cercando contatto.

 

“Prendimi”, rispondo, immediatamente, e mi muovo in modo tale da mettermi a 90°, esponendo il mio culo sodo e la vagina fradicia ai suoi occhi dipinti di lussuria.

 

Rimuove il sex toy, posizionandolo invece sul mio clitoride, ed allinea il suo membro eretto verso l’apertura tra le mie gambe, calda e gonfia. Scivola prima con la punta, e con più lentezza, inserisce tutto il pene allargando le mie pareti con affondi superficiali alternati a spinte più profonde e veloci.

 

Aumenta il ritmo quando comincio a lamentarmi, scuotendo il culo come un cane in calore, e lascia andare i miei polsi per afferrarmi i capelli e il fianco, tenendomi sotto il suo totale controllo mentre cerco appiglio sulle sporche pareti della cabina telefonica.

 

Sento il suo cazzo pulsare, ed esce da me in fretta, tenendomi per i capelli e spingendomi in ginocchio – frastornata, e privata improvvisamente del calore dentro di me, alzo lo sguardo confusa, ma l’ombra del suo cazzo si staglia contro il mio viso, ed apro automaticamente la bocca, lingua di fuori, come un uccellino ad aspettare il suo pasto…

 

Astolfo si masturba velocemente, con decisione, stringendo la mano intorno al cazzo e imprecando sottovoce. Il ritmo accelera, e mi avvicino, tette a penzoloni, sempre in ginocchio, mettendo la lingua a piatto contatto con la sua cappella – mi viene in bocca, sparando lo sperma su tutto il mio viso, i capelli, le tette, per terra, e ricoprendomi del suo bianco orgasmo.

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