Racconto erotico
Era un pomeriggio d’autunno, e Federico – uno studente universitario in preda alla disperazione di troppi esami e troppo poco tempo per prepararsi – era nella biblioteca dell’università.
Fuori c’era il temporale, ma l’odore dei libri era caldo e avvolgente.
Federico sospirò. Non era questo il momento per disperdersi in riflessioni poetiche sul cambio delle stagioni, o su come l’estate sembrava presto lasciare spazio a giornate piovose e deprimenti.
Non era quel tipo di persona, ma in questo momento non poteva che lasciarsi andare ad un momento di sconforto: il motivo?
Lanciò uno sguardo al suo ombrello – o almeno, a dove era sicuro di averlo lasciato. Classico.
Non biasimava chiunque glielo avesse preso, ma oggi questa singola cosa era indescrivibilmente frustrante!
“Federico?”
Federico si voltò al suono del suo nome. Ah, è… Come si chiamava? Alessio? Il tipo più popolare del nostro corso…
Non era che gli importasse di lui in alcun modo, ma era difficile non conoscerlo quando la reputazione di Alessio lo precedeva.
Uno studente di due anni più grande. Le ragazze lo ammiravano, i ragazzi lo invidiavano: e in mezzo al tornado delle loro attenzioni, Alessio viveva la sua vita senza alcuni riguardi, solitario ma carismatico.
Le persone che lo circondavano erano molte, ma di queste, Federico poteva solo immaginare che la maggior parte delle loro ragioni fossero superficiali: sicuramente, cercavano di diventare popolari semplicemente standogli accanto, o volevanoandarci a letto, o avere anche un pizzico delle sue connessioni sociali...
Federico rimase a fissarlo, sovrappensiero. In risposta al suo silenzio, Alessio sorrise, avvicinandosi casualmente. “Non hai l’ombrello?”
“Eh? Ah. No… Ce l’avevo, ma me l’hanno rubato. Stavo aspettando che passasse il temporale, ma a questo punto penso che farei prima a dormire qua.”
Alessio rise. Era una risata leggera, genuina. “Viviamo sulla stessa via, giusto? Torniamo insieme.”
Da quel che sapeva Federico, era la prima volta che fosse Alessio stesso ad avvicinarsi a qualcuno.
Ed era così che era cominciata la loro relazione.
parte ii.
Da allora, era passata una settimana.
Sette giorni, e sembravano essere bastati a far emergere piccole crepe tra gesti e sorrisi.
Ogni incontro tra loro due sembrava lasciare dietro di sé una scia di elettricità, e questa sera… il silenzio sembrava teso come una corda pronta a spezzarsi.
Erano a casa di Alessio, dopo una serata passata a bere a un pub nei dintorni.
Vivendo vicini, Federico era consapevole della giovialità del quartiere e come si conoscessero tutti: e infatti, nonostante la natura riservata di Alessio, le persone della zona non desistevano dal cercare di attirare la sua attenzione, consapevoli che di per sé non gli desse fastidio.
Quella che doveva essere una serata tranquilla, in coppia, era essenzialmente diventata una situazione in cui Alessio era talmente circondato dalla folla che a malapena Federico era riuscito a scambiarci più di una parola in privato.
Con la scusa di sentirsi male, Federico alla fine era uscito per prendersi una boccata d’aria, ma Alessio l’aveva seguito e insieme si erano avviati verso casa.
Ed ora, erano in salotto, una bottiglia di vino aperta sul piccolo tavolo basso posto davanti al divano.
L'alcohol versato nei calici restava intatto, ma Federico non riusciva a distogliere lo sguardo dai ricordi di poco prima: aveva notato come Alessio si muovesse, come gli occhi dell’altro occasionalmente si posavano su qualcuno di diverso, e un brivido improvviso gli serrava lo stomaco.
“Stasera…” Fece una pausa. “Poco fa. Eri un po’ distante.” Disse piano, misurando ogni parola, cercando di nascondere l’acre fastidio che gli saliva dalla gola.
Alessio, allontanatosi poco prima per prendere un panno, si avvicinò, impercettibilmente sorridente.
“Davvero? Non mi sembrava.”
Federico sentì il calore della vicinanza, e allo stesso tempo – il morso sottile della gelosia, nascosto tra le pieghe del sorriso di Alessio.
Federico non poteva continuare a guardarlo. Si sentiva patetico.
Distolse lo sguardo, leggermente infastidito, e i suoi occhi caddero su un cassetto socchiuso – le forme di silicone al suo interno brillavano appena nella penombra. Alessio seguì il suo sguardo, e sorrise di nuovo.
Con un singolo gesto – e con una lentezza misurata – estrasse dal cassetto un nastro di seta sera. Quando la stoffa sfiorò i polsi di Federico, il cuore gli balzò in gola: con mortificazione, si rese conto che era già eccitato. I polsi legati vennero velocemente seguiti da una benda sugli occhi, che lo fece sprofondare nell’oscurità.
Il contatto fisico sotto forma di impercettibili sfioramenti, la privazione dei sensi, e la consapevolezza che Alessio stava scegliendo lui,ora, completamente dimentico del mondo esterno, di distrazioni e desideri al di fuori dell’ingente voglia di avere il controllo sull’altro erano abbastanza per far sì che l’erezione di Federico cominciasse a stagliarsi prepotente contro le sue mutande.
“Siamo impazienti…”
Un altro fruscio, e le dita lubrificate di Alessio avevano cominciato a massaggiargli la zona dell’ano sensa preavviso. Dopo un’adeguata e lenta preparazione – troppo lenta, pensò Federico, mentre cercava di muovere il bacino per far sì che risucchiassero ancora più a fondo le dita di lui – a sostituire la mano di Alessandro e ad introdursi senza riguardi furono i primi centimetri di un dildo anale. Con quella sensazione, sentì anche l’odore del suo lubrificante preferito.
L’aveva intravisto, poco prima, e ne aveva apprezzato le dimensioni e la circonferenza. Il cazzo di Alessio non lasciava niente a desiderare, ma diverse volte Federico si era ritrovato a pensare che volesse essere riempito dappertutto, in bocca, nell’ano, ogni suo centimetro toccato e marcato dall’altro.
Alessio, con la sua natura così volatile, aveva risvegliato in Federico il desiderio di essere in sua totale sottomissione. Di essere la singola cosa a riuscire a trattenerlo in un unico posto – accanto a lui; il suo schiavo preferito.
Federico sentì la cappella calda dell’altro premergli contro le labbra, cercare di dischiudergliele a forza.
“Tieni. Il tuo premio.”
Federico aprì esitantemente la bocca, e subito il sapore muschiato di Alessio e il suo spessore invasero i suoi sensi mentre l’altro affondava tutta la sua lunghezza nella sua cavità. Senza neanche un attimo di attesa, aveva cominciato a spingersi ripetutamente, con foga, al suo interno, la lingua di Federico che a malapena riusciva a stare al passo coi movimenti.
Era la sessione di face-fucking più hot che Federico avesse mai avuto.
“So che sei geloso…” e Federico riusciva a malapena a processare quello che gli stava sussurrando sensualmente l’altro ragazzo, le lacrime che cominciavano a sorgergli agli occhi con ogni centimetro in più in gola, “ma questo tuo faccino mentre mi prendi come se l’unica cosa che vuoi nella vita è il mio cazzo” e punteggiò la parola afferrando i capelli di Federico e immergendo la sua lunghezza nella bocca dell’altro, “è… ah… fottutamente sexy.”
“Alessio…”
“Sono io… ah… che non riuscirei a stare senza di te… Solo tu, Federico–” Il nome era più un sospiro che altro, e Federico sentì la propria erezione pulsare ancor più al sentirlo nella voce ansimante di Alessio, “–sei l’unico che mi fa sentire così.”
Federico non ebbe il tempo di gioire dei complimenti di Alessio, che questi ricominciò spingendosi ancora più a fondo nella sua gola, con affondi più lenti ma sempre più violenti. Si sentì soffocare momentaneamente, e questa sensazione fu velocemente seguita dalla sensazione di una mano stretta intorno al suo collo.
Avrebbe voluto fosse un collare. Magari per la prossima volta...
Nel frattempo, il dildo era entrato del tutto, e Federico si sentiva pieno.
Completamente privo di controllo, legato e bendato, alla completa mercè del ragazzo che tutti adoravano e guardavano da lontano.
Il ragazzo che tutti pensavano fosse un giovane per bene, di rispetto, quasi un gentiluomo – che ora invece lo stava utilizzando come se fosse un semplice sex toy il cui unico scopo era quello di farlo godere.
Con un gemito strozzato, venne: l’orgasmo era esplosivo, e non riuscendo a supportarsi con le mani, cadde in avanti, guidando il cazzo di Alessio ancora più a fondo in gola.
Continuava a muovere il bacino per permettere che il dildo – nell’altra mano di Alessio, e ancora profondamente all’interno del suo ano – lo navigasse nelle ultime ondate dell’orgasmo, e i suoi tentativi di respirare facevano sì che la bocca si stringesse intorno al sesso dell’altro.
La combinazione di stimoli e la vista assolutamente deliziosa di Federico, nudo, esausto, e perlato di sudore, fece sì che Alessio lo seguì poco dopo, lo sperma copioso che rilasciò in getti nella gola del ragazzo, che ubbidientemente deglutì con un’espressione stanca ma appagata.
Dopo qualche minuto, Federico si rialzò sulle ginocchia, e cercò di portare le mani legate al viso per togliersi la benda. Il tentativo fu però prontamente interrotto dalla mano dell’altro, nuovamente sulla sua gola, che lo spinse all’indietro, la schiena sulla stoffa grezza del divano.
“Sei venuto e neanche ti ho toccato.”
Le dita dell’altra mano di Alessio – quella che non era intorno al suo collo, che pian piano si stringeva poco più – sfiorarono appena il membro di Federico, le sue palle, le sue vene, soffermandosi infine sulla sensibile cappella.
“Sei stato bravo, quindi… Direi che è il caso di un secondo round.”