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Racconto erotico | La spesa

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13 maggio 2026 6 min read
Racconto erotico | La spesa

Francesca guarda il calendario, esaurita. Se le credenze non fossero state prova abbastanza, il calendario le ricordava che fosse, effettivamente, ora di fare la spesa.

 

Dopo settimane di takeout e pasti veloci preparati in fretta e furia, se non altro per la sua salute mentale, era necessario cominciare ad integrare pasti più salutari.

 

La porta chiusa a chiave dietro di sé ed una lista grossolana di ingredienti alla mano, accende il motore e si dirige verso il supermercato.

 

 

i.

Lo sguardo di Francesca si sposta sottilmente nella direzione dell’uomo accanto a lei.

 

Inizialmente, ad attirare l’attenzione della giovane donna sono i muscoli che, prepotenti, appaiono ben visibili sotto la stoffa attillata della camicia: le lunghe maniche non fanno nulla per nascondere la muscolatura ben levigata dell’uomo accanto a lei, le vene quasi visibili mentre regge con disinvoltura il cesto straripante con la spesa.

 

Alto, ben piazzato, i morbidi ricci a fare ombra sulle chiare iridi di lui – un verde tendente al grigio, probabilmente – mentre guarda, assorto, i prodotti della sezione dei surgelati.

 

È un momento così quotidiano, lo sguardo assente che segue languidamente i prezzi e i nomi dei cartellini alla ricerca del prossimo prodotto da buttare nel cestello della spesa – eppure, è stranamente magnetico.

 

...Beh, devo ammettere gran parte dell’attrazione è probabilmente causata dal suo fisico.

 

Il suo sguardo non era passato inosservato, o forse semplicemente le forme voluttuose del corpo ben allenato di lei non erano sfuggite dalla visione periferale dello sconosciuto – perché subito i loro sguardi si incrociano, in un gioco di sguardi all’inizio sorprendente, ma, quasi aspettato.

 

Come se fosse cosa ovvia che i loro occhi si sarebbero cercati, posandosi senza imbarazzo nei riflessi delle iridi dell’altro.

 

Un sorriso, leggero ed intenzionato, smuove le morbide labbra di Francesca quando lo sguardo dello sconosciuto percorre con naturalezza le curve di lei, in apprezzamento, può percepire, ed il suo scrutinio manda scosse elettriche di tensione nel suo corpo, facendola quasi rabbrividire.

 

Quasi come se avesse colto l’effetto che la sua attenzione stesse avendo sulla ragazza, l’uomo distoglie lo sguardo con lentezza. Si incrociano nuovamente i loro sguardi, e lui le lancia un occhiolino prima di mettere una busta di cozze surgelate dentro la propria cesta ed allontanarsi.

 

Francesca si trattiene solo per vedere la sua vasta schiena sparire dietro un altro scaffale, per poi concentrarsi lei stessa nel concludere la dannata spesa.

ii.

 

Si reincontrano nel parcheggio, mentre Francesca fissa con rassegnazione le buste ora accumulate intorno ai suoi piedi. Ogni volta era la stessa tiritera, eppure, non diventava mai meno frustrante.

 

Ti vedo in difficoltà.”

 

Il tono monotono di una voce alle sue spalle la fa, sul momento, quasi infuriare. L’istinto va immediatamente a scemare quando l’origine della voce si rivela essere proprio l’uomo di poco prima.

 

E ti vedo divertito.” Brontola lei con mezzo sorriso e una nota di sarcasmo. Il ragazzo si china, caricando con nonchalance le buste della spesa nel portabagagli aperto di lei. È solo in quel momento che Francesca si accorge che per pura coincidenza si fossero parcheggiati vicini, e che lui aveva finito già di caricare la spesa in macchina da almeno un quarto d’ora.

 

Come se la stesse aspettando.

 

Sarebbe comodo avere sempre un aiuto a mettere le buste in macchina.” Scherza lei, in un mezzo invito.

 

Quando vuoi io ci sono,” risponde lui, in un tono sempre monotono, in contrasto con . Chiude con un tonfo il suo portabagagli, e la stoffa della camicia si stringe intorno al movimento, delineando perfettamente i muscoli. Di nuovo. E quel dannato sorriso malizioso, di nuovo.

 

Basta farmi uno squillo.”

 

Non mi sembra di avere il tuo numero.”

 

Sorride, di nuovo, e con l’indice ed il medio tira fuori dal taschino della camicia un foglietto piegato, mettendoglielo con disinvoltura nella borsetta che aveva lasciato semiaperta mentre cercava le chiavi della macchina. “Detto fatto.”

 

Non ho neanche il tuo nome.”

 

Quante domande,” risponde lui, ma è seguito da un accenno di risata. È un suono cristallino e naturale.

 

David. Piacere.”

 

...Francesca.”

 

Si fermano a chiacchierare un poco, prima che il lavoro chiama entrambi. Quando Francesca apre il fogliettino, vede un nome ed il numero.

 

La conversazione scorre naturale: hanno modo di parlare dei propri passati, e di come la loro ultima relazione li avesse lasciati scottati. Ora, però, erano entrambi pronti per conoscere persone nuove: Francesca, si rende conto, affronta la cosa con molto più ottimismo, sebbene la vena di cinismo scorra in entrambi; David, invece, sembra riserbare un certo rancore verso il mondo – sicuramente causato dalle varie esperienze a cui non aveva che accennato.

 

Ciononostante, trapela una certa dolcezza d’animo nelle attenzioni di David da cui Francesca non riesce a fare a meno di essere ammaliata.

 

La conversazione procede fino a pomeriggio inoltrato, e si conclude con un invito.

 

Stasera tieniti libera. Andiamo a cena insieme.

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