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Racconto erotico | Giuramento di lealtà

danza erotica
17 aprile 2026 4 min read
Racconto erotico | Giuramento di lealtà

 

La serata procedeva senza interruzioni, il tintinnio dei calici e un lieve brusio ad accompagnare l’orchestra che, soave, guidava gli invitati verso l’ultima danza.

 

“Mi concede un ballo?”

 

Marianne alzò lo sguardo dal suo libro, confusa dall’improvvisa figura ad oscurarle la visuale, avvolgendola momentaneamente in una tenua oscurità. Fu solo in un secondo momento che si accorse della mano elegantemente porta dinanzi ai suoi occhi, la debita distanza tra di loro e il suo viso chinato a nascondere le sembianze del ragazzo misterioso.

 

Certamente, Marianne faceva parte dell’alta nobiltà del luogo; ma non si era posizionata in un’area della sala facile da individuare, tantomeno per trovare una partner di danza. C’era stata una certa intenzionalità da parte di costui, che la intrigava non poco.

 

“…” Mise da parte il libro, studiando nuovamente la figura del giovane davanti a lei, prima di posare la propria mano su quella di lui ed alzandosi, concludendo con un inchino. “Marianne. Con chi ho l’onore di danzare stasera?”

 

Il giovane uomo alzò lo sguardo, un sorriso stranamente acceso come se non si fosse aspettato una risposta positiva. Gli occhi, di un indaco che tendevano al grigio, ornavano come gioielli il suo volto di porcellana, i lunghi capelli chiari raccolti in una coda alta – di cui alcune ciocche erano ricadute casualmente su una spalla, dandogli un aspetto al contempo formale e sbarazzino.

 

“Arthur.”

La musica li guida in un waltz, ed è con estremo piacere che Marianne nota che nonostante il ragazzo sembri ricoprire il ruolo di una guardia di corte, sembri avere ben più delle basi nel campo della danza. La mano sul fianco la guida, ferma ma morbida, in ogni loro passo, ed il suo sguardo non indugia sulla pelle scoperta del seno di lei, al contrario – sembra sovrappensiero, come se la vedesse ma al tempo stesso non fosse presente nel momento.

 

“Arthur?” Marianne sussurra, esitante, mentre con facilità lui la srotola in una piroetta alla fine della quale la ragazza ritorna con la mano sul suo petto. La medaglia sulla sua uniforme tintinna e danza al contatto.

 

Arthur inciampa sul passo, interdetto, prima di riprendere nuovamente il ritmo e assecondando con disinvoltura il cambio di brano dell’orchestra. “Le chiedo perdono,” balbetta, quasi, distogliendo lo sguardo, una sfumatura di rosso a colorare la punta delle sue orecchie in una deliziosa dimostrazione di imbarazzo inaspettato. “...Era da molto che attendevo quest’occasione.”

 

Ammette, finalmente, ed è con estrema delicatezza che le supporta il fondoschiena mentre lei si inarca verso il basso, in un leggero dip che lui accompagna. Una ciocca selvatica si smuove dal retro del lobo, incorniciando il viso di Arthur con una casualità che quasi sembra invocata dagli dei quando sfiora timidamente le labbra socchiuse di lui.

 

Con un movimento fluido, Marianne ritorna in postura eretta, la fine della danza a segnare anche quella del loro incontro quando il suo nome viene chiamato dal conte, suo padre, prima ancora che lei riuscisse a chiedergli il significato delle sue parole.

 

“...Allora… A presto.” Lo saluta, e non riesce a togliere di mente la sensazione del suo sguardo che la segue in mezzo alla folla.

Il suono di un singolo knock alla finestra la desta dalla dormiveglia, il davanzale illuminato dalla luna piena ad offrirle una perfetta visuale della causa del rumore. Marianne scende dal letto, trascinando con sé il sottile lenzuolo di seta, in un tentativo di modestia – per quanto modesta potesse essere una giovane ad aprire la finestra ad un ragazzo, in lingerie notturna, mentre i sospiri della notte venivano mascherati dal fruscio delle foglie e le coltri del silenzio.

 

Arthur si arrampica oltre il davanzale, non superando la soglia della finestra. Ed è lì che spiega: come lei lo avesse aiutato, per strada, in un periodo in cui la virtù non era ancora parte della sua vita quotidiana; di come avesse superato numerose sfide per giungere finalmente in un luogo dove potesse prendere la sua mano, anche solo in danza, e ritenersi degno di essere nella sua presenza.

 

So che non potrò mai avere la sua mano. Ma almeno…” Supera la soglia, inginocchiandosi al cospetto di Marianne, le nocche del pugno fermamente posate sulla superficie del legno della camera.

 

Mi conceda questo.”

 

Arthur solleva la caviglia di Marianne, incrociando esitante il suo sguardo. Una sfumatura rosea colora nuovamente i suoi lineamenti, e Marianne, grazie alla differenza d’altezza, non può fare a meno di notare come questo rossore si espandesse anche lungo la nuca del ragazzo.

 

Lo concedo,” Marianne sussurra con voce tremante, e le mani di Arthur le sollevano oltre la caviglia, e le labbra di lui incontrano la punta dei piedi.

 

Adorazione.

 

Poi la parte superiore, il ginocchio, la coscia interna. La scia di baci lungo la pelle nuda della gamba si allunga, fino a raggiungere il calore del sesso di lei, i lembi del vestito arricciati tra le nocche bianche di Marianne, lei a malapena capace di trattenere gemiti di sorpresa e piacere.

 

Arthur alza lo sguardo, come a chiedere permesso.

 

E lei, nuovamente, glielo concede.

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