tiktok
SPEDIZIONE ANONIMA E SEMPRE GRATUITA A PARTIRE DA € 34,90
WhatsApp 339.804.6829

Straordinario

Lingerie
16 luglio 2025
Straordinario

Racconti Cuckold

 

Si era fatta sera.

 

Le luci degli uffici avevano cominciato a spegnersi una ad una, mentre il barlume della luna si stagliava delicatamente contro il crepuscolo.

Guardai l’orologio. La lancetta dei minuti richiamava sempre più alla mente il ricordo della promessa di tornare a casa in anticipo – o perlomeno, in orario, per una volta.

Era diverso tempo che il mio team manager mi affidava talmente tanto lavoro che rimanevo incastrato con pile di scartoffie e documenti da visionare; mettere insieme i resoconti, compilare i dati, risalire ad errori di battitura che avevano portato a numerose incongruenze a fine anno…

 

La quantità di incarichi non faceva che aumentare, al punto tale che avevo cominciato a dubitare dell’affidabilità dei documenti forniti nel corso degli anni.

 

Ad essere onesti, non sembrava una mole di lavoro fattibile per una singola persona, ma dovevo ammettere che ero stato premiato e promosso nonostante il poco tempo trascorso in azienda.

 

Era inevitabile che in un qualche modo questo scaturisse la gelosia del team e che ciò portasse alla totale assenza di collaborazione da parte loro: anzi, i miei colleghi lasciavano il loro compito assegnato incompleto, borbottando un “Tanto se ne occuperà lui”, mentre si avviavano verso l’uscita e chiacchieravano sul pub da visitare.

 

Il suono dei passi che si allontanavano e l’affievolirsi dei rumori dell’edificio era diventata una routine negli ultimi mesi, e se prima non mi disturbava, al momento era una cacofonia che si univa ai miei pensieri.

 

Finalmente, cominciai a intravedere il mio condominio. Un luogo ben curato, in una zona residenziale, con dei vicini gioviali e affiancato a zone verdi.

 

Ero arrivato alla porta. Le luci erano spente.

 

Questo già era strano: certo, era sera, ma Elisa a quest’ora normalmente stava ancora in cucina, a preparare una cena che sapeva sarebbe rimasta fredda. O sul divano,con la lampadina accesa del salotto che si affacciava sulla strada, intenta a leggere i suoi romanzi di cui aveva smesso di parlarmi.

 

La porta si chiuse dietro di me con un tonfo sordo.

 

Elisa?” chiamai.

 

Nessuna risposta.

 

Il corridoio era buio, ma la porta della camera era socchiusa. Una luce calda filtrava attraverso la fessura, flebile, intima – non la luce della lampada, no: sembrava essere la luce da comodino.

 

Feci due passi avanti senza fare rumore. Il mio cuore cominciò a battere sempre più forte, più rapido, mentre mille pensieri e supposizioni cominciavano a farsi strada nella mia mente, al percepire di un suono.

 

Un respiro.

Un gemito soffocato.

 

La porta cigolò non appena la spinsi, rivelando la scena dietro le quinte della nostra casa.

 

Elisa era sul letto, le gambe divaricate, la schiena arcuata, i capelli scomposti come dopo una corsa. Gli occhi socchiusi, la bocca aperta, mentre suoni indecenti le sfuggivano dalle labbra in seguito ad ogni spinta, il suo seno a malapena nascosto dalla lingerie bianca in pizzo che oscillava con l’inerzia del movimento.

 

La lingerie. Decorata in delicati ricami in pizzo, dalla stoffa setosa e sensuale, che Elisa stessa aveva comprato mesi prima per ravvivare il matrimonio e riaccendere il piacere sessuale che da tempo avevamo perso.

 

Quella che alla fine non aveva mai indossato per me, era ora spiegazzata nelle mani di un altro uomo, intrisa del sudore di mia moglie… e del mio manager.

 

E dietro di lei, a tenerla in una posizione di pura sottomissione, le mani virili strette sugli esili fianchi di mia moglie,lui: Leonardo.

 

Si muoveva dentro di lei con una lentezza crudele, profonda, precisa; con ogni affondo faceva vibrare il materasso, ed ogni spinta strappava ad Elisa un piccolo sospiro strozzato.

 

Rimasi immobile, il cuore in gola; il respiro tagliato a metà.

 

Il mio sguardo si mosse su di loro, sulla scatola di  preservativi mezza vuota buttata senza cura, sulla boccetta di lubrificante che non avevo mai avuto ragione di usare date le mie modeste dimensioni.

 

Lei non si era ancora accorta di me, ma Leonardo sì. Guardandomi dritto negli occhi, vidi un lento sorriso definirsi sulle sue labbra.

Non smise di muoversi, anzi. Tirò indietro Elisa per i capelli, avvicinando il suo viso nella nicchia tra il suo collo e la sua spalla, per sussurrarle:

 

“È tornato il tuo maritino”.

 

Elisa sobbalzò, ma non cercò di allontanarsi da Leonardo: il suo corpo sembrava muoversi in automatico, cercando di spingersi sempre più a stretto contatto con quello dell’uomo.

 

“Simone…” Sospirò il mio nome.

 

Leonardo la tirò ancora più indietro, rivolgendo il suo viso verso il mio. I nostri sguardi si incrociarono: vidi la lussuria, il desiderio e il senso di colpa annebbiati nelle sue iridi.

 

“Così ti vede bene”, sussurrò Leonardo. “Voglio che lui veda come godi per me. Voglio che lui sappia come lo prendi bene. Come ti sei aperta per me.”

 

Elisa annuì lentamente, mentre il mio supervisore aumentò di scatto il ritmo, la profondità, con colpi pieni, carichi e rimbombanti nella stanza.

 

Rimasi a guardare, con gli occhi spalancati, immobile. Il dolore mi lacerava il petto, mentre la realizzazione del motivo per cui il mio manager faceva sì che facessi sempre le ore di straordinario e lo sguardo freddo di mia moglie trovavano un collegamento, si intrecciavano, in un singolo pensiero.

 

Mia moglie mi tradisce con il mio capo.

 

E subito dopo – 

 

Eccitazione.

 

Sporca. Cruda. Inconfessabile.

 

Leonardo se ne accorse subito.

 

Se vuoi restare, non dire una parola.” Disse lui, spostando la mano destra dal fianco di Elisa – tua moglie, mi ricordò insistente la mia mente – e tracciando un percorso con le dita fino alle gambe di lei, andando a trovare il punto focale, caldo, bisognoso di attenzioni: il suo clitoride. “Però… puoi guardare e toccarti.”

 

Le mie mani scesero tra le mie gambe, sotto gli scomodi pantaloni eleganti, oltre l’elastico dei miei boxer. Afferrai il mio cazzo – era duro, bollente, e sentii la sua leggera convulsione al tocco freddo delle mie dita. I gemiti di Elisa erano diventati urla, suppliche, “Di più, dammi di più”, e i pantaloni erano diventati un ostacolo al mio piacere. Li tolsi, con frenesia, mentre il nome di un altro uomo lasciava le labbra di mia moglie con un crescendo di volume, e il ritmo della mia mano intorno al mio membro cercava di tenere il passo con i movimenti irregolari di questo episodio sessuale surreale che stava accadendo davanti a me.

 

Piegato su mia moglie, i movimenti lenti ed esperti delle dita di Leonardo sembravano averla portata quasi all’orgasmo.

 

Sei in grado di squirtare per me, non è vero?” le chiese, un sussurro.

 

“Sì… Solo per te.” sospirò Elisa, un nuovo gemito strozzato con la spinta che seguì la sua risposta.

 

Allora… fallo.”

 

Una convulsione la scosse, ed Elisa si lasciò andare. Il corpo inerte mentre l’orgasmo le inebriava i sensi ed un liquido – aveva davvero squirtato per lui, pensai nella mia mente annebbiata dal piacere – le scendeva tra le gambe, sul letto, sul pavimento ai loro piedi.

 

Ma Leonardo non aveva finito. Sconcertato, vidi lui che la prese per i capelli e la fece inginocchiare, presentandole in viso le generose dimensioni che fino a poco fa le avevano sfondato le pareti della sua figa stretta.

 

Era enorme, ben più grande dei dildo enormi con cui avevo visto Elisa giocare nelle serate in cui eravamo più avventurosi con la nostra grande selezione di sex toys.

 

Ed Elisa – vedevo il desiderio nei suoi occhi mentre si accingeva a fargli un pompino.

 

La sua lingua, a contatto con il glande, sembrava far sì che il pene di lui venisse accompagnato all’interno della sua calda bocca, insieme a una richiesta: “Voglio ingoiare il tuo sperma.”

 

Massaggiandogli lentamente le palle, lo prendeva dentro sempre più. Imprecai, sputai sulla mia mano, e la rimisi intorno al mio cazzo, cercando di far combaciare la pressione, il ritmo, e la passione della bocca di mia moglie con il movimento della mia mano. Mi sentii debole, e mi appoggiai al muro poco dietro di me, la mia voce ansimante che formava piccole nubi di condensa nella stanza, impregnata dell’odore di sesso e il profumo di lui.

 

Provavo un miscuglio di emozioni. Rabbia, desiderio. E a mio malgrado, l’eccitazione non faceva che crescere, mentre il flusso di sangue sembrava raggiungere solo il mio cazzo e l’ossigeno cominciava a mancarmi. Era come osservare un rituale sacro da cui ero escluso… eppure profondamente coinvolto.

 

Leonardo le venne in bocca, in quantità notevoli, e vidi Elisa ingoiare il suo sperma, le guance gonfie nel tentativo di non sprecarne neanche una goccia. Alcuni rivoletti le tracciano il profilo del mento, scendendo lungo la sua giugulare e fermandosi nell’incavo formato dalle sue clavicole.

 

Deglutii, mentre Leonardo continuava a cercare di farle prendere tutto di lui. E mi ricordai, in quel momento, dei numerosi racconti erotici di cui Elisa mi parlava ma da cui non ebbi mai il coraggio di trarre ispirazione.

 

E in quel momento, mentre un’esplosione di puro piacere mi travolgeva con l’orgasmo più potente che io abbia mai avuto, Elisa mi guardò. E mi resi conto, vederla dominata da un altro uomo, vedere il nostro amore violato nella nostra stessa casa, l’essere umiliato dalla persona stessa che aveva causato l’allontanamento da mia moglie…

 

Era tutto incredibilmente eccitante, profano, proibito.

 

Nell’estasi confusionaria del post orgasmo, sperai vivamente di essere partecipe della loro prossima volta.

Previous article:
Next article:
Powered by Amasty Magento 2 Blog Extension