Lisa Mellier sapeva di essere una bella donna.
I capelli color mogano, gli occhi verdi che si illuminavano di un kaleidoscopio di colori quando la luce li colpiva, lo sguardo magnetico che attirava chiunque sulla propria persona.
Ogni suo movimento era calcolato ed elegante: le lezioni di etiquette che aveva dovuto sostenere in giovane età, poco dopo che la madre si fosse risposata con il suo attuale marito, per rendersi “adatta” ad appartenere alla nuova famiglia.
Il suo guardaroba includeva vestiti sobri ma modellati perfettamente intorno alle sue curve, e vestiti meno sobri che usava quando di soppiatto si buttava nella nightlife del luogo all’insaputa della propria famiglia.
Lisa era abituata ad essere guardata. Ad essere controllata. Ad essere seguita, ad avere tutto pronto ai suoi piedi ogni qualvolta avesse bisogno di qualcosa.
Ma la monotonia di tutto ciò aveva reso la vita piatta e noiosa, motivo per il quale la sua vita notturna era il completo opposto di quella sotto la luce del sole: ogni notte, si trasformava in una persona diversa.
Raccattava uomini nei locali, e a volte dominava lei, altre volte dominavano loro – ed ogni volta, esplorava una nuova parte di sé.
Ma per quanto le costanti attenzioni che ormai aveva preso per scontato la annoiassero, c’era una singola persona che destabilizzava questa sua esperienza di abitudine.
Un suo professore, Carlos, probabilmente sulla 40ina di anni. Alto, i capelli neri leggermente mossi, la barba tenuta corta e degli occhi azzurri che facevano girare chiunque gli passasse accanto. La sua scelta di outfit spesso includeva una camicia, i cui primi due bottoni del collare erano spesso lasciati aperti a mostrare tra la stoffa il suo virile pomo d’adamo.
E ogni volta che lei gli rivolgeva un saluto o cercava di iniziare una conversazione, le rispondeva in frasi educate ma brevi, prima di scusarsi e proseguire per la sua strada, totalmente ignaro degli sguardi caricati sessualmente delle donne intorno a lui.
Lisa si decise. Oggi sarebbe stato diverso. Avrebbe preso lei il controllo della situazione.
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“Mellier, venga pure. Di cosa voleva parlare?”
Lisa raddrizzò le spalle, la sua figura stranamente imponente rispetto a quella del professore, seduto sulla sedia da scrivania, il braccio appoggiato sul bordo di essa.
Dietro il suo gomito, Lisa intravide una tazzina in ceramica con dedica. “Il miglior papà del mondo”.
Ne erano tutte consapevoli, certo. Ma vederne la conferma poco prima di quello che stava per fare aveva aizzato il fuoco tra le sue gambe, e Lisa sentì i suoi capezzoli diventare turgidi sotto la stoffa del reggiseno.
“Professore, le sue lezioni sono difficili da seguire.”
Evidentemente, non era quello che l’uomo più grande si aspettava di sentire. Lisa sapeva che tenesse a cuore la sua professione, e quello era un punto vulnerabile per lui.
“...Capisco. Quali sono i problemi?”
“Come parla, professore. La sua voce.”
E Lisa fece un passo avanti.
“La sua schiena.”
Un altro. Carlos indietreggiò con la sedia.
“Ma soprattutto… questo.”
E Lisa si piegò leggermente in avanti. Il suo seno era ora immediatamente davanti al professore. Il vestito risalì lungo le curve, scoprendo il sedere – e il completino intimo che si celava al di sotto.
Ma più importante di qualsiasi altra osservazione, Carlos ebbe un sussulto alla sensazione del tatto insistente sul suo sesso, attraverso la stoffa dei boxer e pantaloni.
“Mellier, mi dica cosa sta facendo.” Il suo tono era ancora freddo, piatto, impassibile.
“Oh prof, lo sa benissimo.”
Le dita affusolate di Lisa si avvolsero intorno alla forma sporgente dell’erezione dell’uomo.
Ah, finalmente. Il pacco del professore era sempre stato ben visibile, e molte ragazze del corso avevano teorizzato la dimensione effettiva numerose volte.
Ma avere quasi accesso al soggetto in questione forniva quel pizzico di probiito a cui Lisa anelava.
“La smetta. Questo, ah, non andrà a influire sui suoi voti in maniera positiva.”
Lisa fece una piccola risata. I voti. “Hah. Prof, non è quello che voglio io ora. Quello che voglio, prof, è il suo cazzo duro dentro di me.”
Sapeva che quel linguaggio volgare era poco consono alla sua reputazione generale, ma questo non l’avrebbe certo fermata.
Questo contrasto annebbiò momentaneamente lo sguardo dell’uomo. Ma fu questione di un attimo.
Il secondo dopo, Lisa si ritrovò sulle cosce di Carlos, a cavalcioni sopra di lui. Il professore, che fino a quel momento l’aveva evitata con ostinata freddezza, ora la guardava finalmente da vicino; il respiro era caldo e teso.
“Sa bene cosa sta facendo, Mellier?” Mormorò. Lisa rise sommessamente a quel filo di voce che oscillava tra rimprovero e resa.
Lisa si mosse un poco sulle sue gambe – sulla sua erezione – e Carlos chiuse gli occhi per un istante, combattuto tra la razionalità e l’istinto. Ma le gambe di lei, strette attorno alle sue, e la pressione lieve del suo corpo contro il suo, resero la lotta interiore sempre più fragile.
Le mani di Carlos, che prima stringevano i fianchi di lei con una tensione che rendeva ambiguo se volesse spingerla via o verso di sé, ora esploravano con cautela.
Lisa si muoveva sulle sue cosce, sentendo il calore e il battito accelerato del professore sotto di sé.
Finalmente. Finalmente aveva ceduto.
Lisa pensava di avere il controllo, ma Carlos non ci mise molto a ribaltare la situazione. Fu con un movimento deciso che la strinse a sé, facendole perdere l’equilibrio sulle sue cosce.
“Adesso basta coi giochi, Mellier.”
Gli occhi della ragazza si accesero. La voce del professore era profonda e ferma, carica di un’autorità che finora non aveva mostrato. Le sue mani esperte e decise avevano iniziato a guidare i movimenti di Lisa, stabilendo con una precisione soffocante il ritmo e confine di ogni gesto.
Ogni tentativo da parte di Lisa di riprendere il controllo veniva dolcemente, ma fermamente, respinto. Era Carlos a decidere come e quando avvicinarsi, come sfiorare, cosa fare per guidarla.
Non così presto.
Lisa non avrebbe ceduto completamente il controllo, per quanto fosse piacevole. Tirò fuori un sex toy, un piccolo bullet vibrator – ma prima che questo trovasse spazio sul suo sesso, il professore glielo aveva rimosso dalle mani. Lei gli lanciò uno sguardo, tradita.
“Non ancora.”
Il momento dopo, mani viaggiavano sulla sua pelle sotto il vestito. Il reggiseno slacciato, dita pizzicavano e tiravano i suoi capezzoli turgidi, le aureole rosee come contorno alla main entry del piatto prelibato che sarebbe presto entrato tra i denti dell’uomo più grande.
Le mani di Lisa, dal canto loro, sbottonavano con una parvenza di pazienza i bottoni del professore, ma lui ogni volta la fermava.
Lisa si ritrovò praticamente nuda, il vestito stropicciato buttato a terra insieme al suo reggiseno per terra, mentre il professore era ancora completamente vestito, gli occhi chiari e non più annebbiati.
Ah, si rese conto Lisa. Ha lui il totale controllo.
Sentì il corpo cedere – ma non in sconforto, no. Anzi, un piccolo principio di orgasmo la scosse quando, inaspettatamente, Carlos spinse in avanti, tenendole i fianchi ben fermi e posizionati sopra di lui.
Carlos riprese in mano il toy. Lo posizionò tra le calde labbra della sua vulva, esplorando e tastando le reazioni di lei che fremeva sopra di lui. Carlos usava il toy con precisione, alternando pressione e velocità, mentre le labbra e le mani di lui delineavano ogni curva del corpo della ragazza.
Lisa era completamente alla sua mercé. Ogni volta che tentava di muoversi da sola, Carlos la tratteneva con autorità, ricordandole chi fosse il direttore del gioco.
“Non si muovasenza permesso.”
Carlos alternava i tocchi e i movimenti del toy, controllando ogni reazione di Lisa, osservando come il suo corpo reagisse ai sui comandi. E Lisa offriva in totale abbandono le sue reazioni, gemendo e contorcendosi in silenzio tra la pressione dell’erezione coperta di lui e il toy che la stimolava sempre in posti inaspettati.
Ogni volta che lei pensava di avere il sopravvento, il professore cambiava ritmo, intensità, posizione. Lisa cercò di coprirsi la bocca per soffocare i piccoli gemiti di piacere che si lasciavano andare oltre le sue labba, ma quando Carlos alzò di scatto i fianchi, facendola quasi rimbalzare sul suo cazzo duro, Lisa non riuscì a trattenersi dal sospirare di piacere.
“Così… Brava ragazza…” Si liberò l’erezione, allineandola lungo la sua vulva prima di penetrare la figa fradicia della giovane donna con non poca fatica.
“Cazzo. Sei così stretta…” Il calore del suo respiro vicino alle orecchie di Lisa rischiava di mandarla ai pazzi, ma non era ancora finita.
“Adesso ascoltami bene”, sussurrò infatti poco dopo.
“Ogni tuo respiro, fremito, è mio da comandare.”
La frase era un ordine.
E Lisa era brava ad ubbidire agli ordini.
Sotto il comando delle sue mani, lo cavalcò senza ritegno, il cigolio della sedia che rimbombava come eco nell’ufficio del professore. Il suo grosso diametro la riempiva del tutto, allargandola oltre ogni sua aspettativa. Misto alla stimolazione del piccolo vibratore, Lisa venne, travolta dalle onde dell’orgasmo.
Carlos seguì poco dopo, uscendo da lei e venendole sullo stomaco.
Entrambi trassero un sospiro, lei accasciata sopra di lui.
“Era questo quello che volevi?” Chiese Carlos dopo che ebbero avuto modo di riprendersi.
“Non saprei.”, rispose Lisa in tono malizioso. “Ma d’ora in poi mi sarà ancora più difficile non distrarmi.”









