Io e mio marito Jake eravamo finalmente riusciti ad allineare i nostri giorni di ferie. Il suo lavoro lo teneva particolarmente occupato, e i miei orari notturni facevano sì che non ci vedessimo neanche per dormire, la maggior parte delle volte.
A dirla tutta, stavo impazzendo.
La nostra libido sembrava solo aumentare con ogni giorno che passava, e i tre giorni di puro sesso che avevamo passato nelle confortevoli pareti di casa nostra ancora non erano abbastanza. In cucina, nel letto, nel corridoio, nella doccia… L’avevamo fatto ovunque, avevo raggiunto l’orgasmo almeno tre volte per ogni sessione, e nonostante questo: non era abbastanza.
“Ti è mancato così tanto? Il mio cazzo duro dentro di te?” mi aveva sussurrato mentre mi prendeva contro il muro, ogni brandello di autocontrollo andato completamente fuori dalla finestra mentre mi penetrava con così tanta foga che ormai neanche frammenti di pensieri riuscivano a farsi strada nella parte cosciente del mio cervello.
“Sì…” Ansimai. “Jake… Ah... Più forte, più veloce, Dio, vienimi dentro–”
“Cazzo, Maria.”
Ed era esploso dentro di me, continuando a cavalcare l’orgasmo mentre lasciava morsi e baci sulla mia pelle che ormai era marchiata dal nostro sesso continuo, imperterrito.
Dopo tre giorni di sesso senza pausa, pensavamo potessimo cominciare a goderci la vacanza e il viaggio che ci eravamo prenotati settimane prima.
Era una meta popolare per l’estate, soprattutto per le coppie. E come immaginavamo, la spiaggia era piena di coppie o persone lì per rimorchiarsi un trofeo da portarsi a casa per qualche ora.
Ma i nostri desideri erano ancora sotto controllo, per ora. Avevamo quindi deciso di spendere il tempo in spiaggia, a prendere il sole e ogni tanto farci un tuffo, ma i nostri piccoli baci avevano cominciato a tramutarsi in effusioni pesanti ed attirare… sguardi indiscreti.
Jake aveva quindi proposto di affittare una barca – era la prima volta dopo molto tempo che riuscivamo a ritagliarsi un poco di tempo per noi due, e Jake aveva quel tocco di impazienza nelle sue azioni e sguardi, nei suoi tocchi leggeri sulla pelle abbronzata di lei che ormai avevo imparato ad interpretare come un messaggio:
Ti voglio qui. Ora.
Con un sorriso e una piccola piroetta del mio vestitino estivo, mi alzai per accompagnarlo a prendere la barca, borsetta alla mano e una piccola sorpresa dentro di me.
La barca ondeggiava dolcemente.
Seduta a pruo, la stoffa del mio vestito lasciava intravedere la linea delle gambe nude – ed ogni colpo di vento sollevava il tessuto, distraendo Jake dal remare per frazioni di secondi che si dilungavano sempre più, al punto tale che il suo sguardo ardente aveva cominciato a fare effetto anche su di me.
La tensione sessuale cresceva come una corrente invisibile, più forte delle onde che accarezzavano il piccolo veliero.
Avevano raggiunto l’alto mare, e la silhouette della spiaggia non era più visibile; a circondarci erano solo le nuvole, che si stagliavano chiare contro il cielo azzurro dandoci l’illusione di una tendina di privacy dal mondo esterno.
Jake lasciò andare i remi, e la barca rimase a sostare, leggermente cullata dalle leggere onde del mare.
Pochi passi dopo, e le dita di lui, abbandonate il legno levigato, si erano posate sul mio braccio in una carezza ben più delicata, quasi impercettibile. Jake si abbassò al livello del mio sguardo, dandomi un bacio casto – un semplice tocco di labbra.
I nostri respiri si unirono nuovamente, in baci sempre più profondi, come a continuare quello che era stato interrotto poco prima. Ogni tocco sempre più carico di desiderio, ogni sorriso complice e malizioso un’aspettativa, ogni carezza un invito ad andare oltre.
Con una mano, frugai casualmente dentro la borsetta, e trovai finalmente il piccolo telecomandino in plastica. Era il mio piccolo segreto, unovetto vibrante dall’aspetto modesto e senza pretese che era diventato il nostro compagno di giochi preferito in queste scampagnate fuori porta.
Vidi il bagliore negli occhi di lui oscurarsi momentaneamente con il desiderio, e un secondo dopo il telecomandino per l’ovetto vibrante era nelle sue mani, pronto ad offrirmi una stimolazione inaspettata in qualsiasi momento.
Chiusi gli occhi quando sentii le dita di Jake scivolare lungo la curva del mio fianco. Il vento mi spettinava i capelli, incollando ciocche salate sulle mie labbra, umide di baci e salsedine.
Jake mi guidò delicatamente a sdraiare sulle assi della barca, le mani che sfioravano il tessuto leggero che tra la luminosità del sole e le gocce delle onde rendeva vedere la pelle al di sotto ancora più visibile di quanto non fosse normalmente.
Un bacio, seguito quasi immediatamente da una lieve vibrazione nel mio sesso – e un fremito percorse il mio corpo, facendomi premere ancora più contro di lui. Jake sorrise, malizioso.
Con un movimento leggero, mi denudò del vestito, lasciandolo scivolare oltre le mie curve senza fretta. Le sue labbra ritrovarono di nuovo la curva del mio collo (lente, deliberate), aggiungendo segni alle constellazioni piantate da lui negli ultimi giorni. Mi lasciai andare ad un sospiro di desiderio e impazienza, afferrandomi alle spalle di Jake come per ancorarmi a quella vertigine, a spingerlo più verso di me, aumentare la frizione tra i nostri corpi attraverso i tessuti dei nostri costumi.
Li rimossi da entrambi velocemente, e con questi l’ovetto. Volevo lui, la sua grandezza, il suo calore, il suo modo di muoversi dentro di me che ogni volta mi rendeva naufraga del piacere che solo lui sapeva darmi.
Lo guidai dentro di me, ed ogni volta che il suo sesso raggiungeva il mio punto G, premendoci contro con insistenza, sentivo il fiato venirmi mozzato via. Presse la mano contro il mio addome, e potevo quasi immaginare la silhouette del suo cazzo duro all’interno delle pareti della mia vagina: ed il mio corpo prendere la sua forma, modellarsi per accogliere la sua erezione che pulsava sempre più come a confrontarsi con il sex toy di modeste dimensioni di poco prima.
La piccola barca oscillava violentemente con ogni movimento, e l’eco del nostro piacere si confondeva con i suoni delle onde intorno a noi, quasi come a cercare di celare e rendere più privato il nostro momento ed incoraggiarci a lasciarci andare.
Con un paio di spinte in più, Jake raggiunse l’orgasmo, ed uscì da me per cospargermi la pancia e il seno del suo seme. Sapeva che questo era un’atto che mi eccitava da morire, e la sola vista spronò il mio orgasmo poco dopo.
Jake si lasciò andare accanto a me, sospirando di sollievo e piacere, la tensione sessuale solo momentaneamente dissipata. Ci scambiammo uno sguardo di intesa.
“Continuiamo in hotel?”