tiktok
SPEDIZIONE GRATUITA SU ORDINI SUPERIORI A €34,90
WhatsApp 339.804.6829

Oltre l'amicizia | Racconto erotico

bacio-in-cucina
27 agosto 2026 5 min read
Oltre l'amicizia | Racconto erotico

La pioggia picchiava forte contro le finestre della casa al mare, ma dentro la cucina il rumore sembrava lontanissimo. Marco era appoggiato al bancone, con una tazza di tè freddo tra le mani, e non toglieva gli occhi da Elena.

 

Si conoscevano praticamente da quando avevano imparato a camminare, crescendo come migliori amici nello stesso quartiere. Negli ultimi tempi, però, stare nella stessa stanza era diventato complicato.

 

Un disastro, a dirla tutta: la familiarità degli anni passati si era trasformata in un'attrazione travolgente e... quasi proibita, che entrambi avevano cercato di ignorare.

 

Elena cercava di darsi da fare riordinando le cose sul tavolo, chiaramente a disagio. Si voltò all'improvviso, beccandolo in pieno mentre la fissava.

 

«Ancora in piedi?» chiese lei, incrociando le braccia al petto.

 

«Ci ho provato a dormire,» rispose Marco, lasciando la tazza sul ripiano e muovendosi verso di lei senza troppi complimenti. «Ma fa un caldo assurdo e tu continui a fare rumore.»

 

«Sto solo mettendo a posto,» ribatté lei, facendo un passo indietro finché non si trovò con la schiena contro il bordo del tavolo. «E comunque potevi dirmelo invece di stare lì a fissarmi come un babbeo.»

 

Marco si fermò a un soffio da lei, piantando le mani sul tavolo, una per lato, bloccandola senza nemmeno toccarla. L'aria tra di loro divenne pesante.

 

Anni di uscite insieme e confidenze si stavano sgretolando di fronte a qualcosa che nessuno dei due aveva più voglia di nascondere.

 

«Non ti sto fissando come un babbeo, Elena. Sto solo aspettando che tu smetta di far finta di niente.»

 

«Finta di cosa?» azzardò lei. Sapeva  che il respiro corto la stesse palesamente tradendo.


«Di questo.»


Marco le prese il mento tra le dita, e dopo un momento di attesa - abbastanza per far sì che si potesse ritirare, se lo avesse voluto - e si chinò su di lei.

 

Il primo contatto fu un assaggio rapido, ma Elena non si spostò di un millimetro; anzi, gli infilò le mani sotto le spalle della maglietta, tirandoselo addosso.

 

Il bacio diventò subito più vero, disordinato e caldo, pieno di tutta la frustrazione accumulata negli ultimi mesi.

 

Marco le strinse i fianchi spingendola leggermente contro il tavolo, mentre Elena gli rispondeva con la fame di chi ha aspettato fin troppo tempo.

 


Quando si staccarono per riprendere fiato, Elena appoggiò la testa sul suo petto.

 

«Questo complica decisamente le cose per domani mattina.»

 

«Ci penseremo domani,» rispose Marco con un mezzo sorriso.

 


La luce che filtrava attraverso le tapparelle della finestra li svegliò poche ore dopo. Quando aprì gli occhi, Marco era già in piedi, a torso nudo, appoggiato al lavello.

 

Elena si avvicinò a piedi nudi, trascinando una felpa troppo grande. 

 

Non fece in tempo ad arrivare al tavolo che Marco la intercettò, piantandole una mano forte sui fianchi e tirandosela addosso con un gesto secco.

 


«Buongiorno,» mormorò lui prima di schiacciarle la bocca sulla sua.

 


Non fu un bacio delicato. Marco la strinse a sé, premendo il proprio petto nudo contro la felpa di lei, finché Elena non sentì il calore della sua pelle bruciare attraverso il tessuto.

 

Gli fece scivolare le mani sulle spalle, affondando le dita nei muscoli tesi della schiena. Le labbra di Marco scesero lente sul collo, fino alla clavicola, dove le diede un piccolo morso che la fece sobbalzare.

 


Allungò un braccio all'indietro per spegnere il fornello senza neanche guardare, mentre con l'altra mano le infilò le dita sotto il bordo della felpa.

 

I suoi palmi, caldi e ruvidi, salirono lente lungo i fianchi scoperti di Elena, elicitando un brivido istintivo. Marco la sollevò di peso, facendola sedere direttamente sul ripiano di marmo accanto ai fornelli. Elena gli strinse d'istinto le gambe attorno alla vita, azzerando qualsiasi spazio rimasto.

 

Lui s'incastrò subito in mezzo, facendosi largo con il corpo, e la baciò di nuovo con un'avidità che spazzò via ogni residuo di timidezza.

 


Le sue mani non stavano ferme: una le teneva salda la nuca, mentre l'altra le palpava con decisione la coscia scoperta. Elena gli piantò le unghie nelle braccia, rispondendo a ogni spinta del suo corpo contro il proprio, del tutto travolta da quell'incastro di carne, calore e respiri corti. Il contrasto tra la pietra gelata del marmo e il calore soffocante di Marco la fece trasalire.

 


Poi, improvvisamente, il telefono di Marco sul tavolo cominciò a vibrare e a suonare a un volume impossibile da ignorare. La suoneria predefinita tagliò l'aria densa della cucina come una secchiata d'acqua gelata. Marco si bloccò, le labbra ancora appoggiate sul collo di Elena.

 


«Non rispondere,» soffia Elena con la voce ridotta a un filo, la mano ancora piantata tra i suoi capelli.

 


Ma al quinto squillo, lo schermo rivelò il nome del chiamante. «È mio padre,» mormorò Marco, lo sguardo fisso in quello di lei.

 


Senza staccare il corpo da quello di Elena, Marco allungò un braccio, rispose e si portò il telefono all'orecchio. «Pronto?» disse, provando a impostare la voce sulla frequenza più neutrale possibile.

 


«Marco? Ciao, scusa se vi chiamo così presto,» gracchiò la voce del padre dall'altoparlante. «Siamo quasi arrivati alla stazione con la mamma di Elena. Voi vi siete svegliati?»

 


Elena sbarrò gli occhi. Invece di tirarsi indietro, Marco le piantò la mano libera sulla nuca, tirandola di nuovo a sé e premendole la bocca contro il collo con baci caldi e morsi leggeri. Elena dovette mordersi forte il labbro inferiore per non tradirsi. Gli piantò le unghie nelle spalle per spingerlo via, ma Marco non cedette: le sue dita scivolarono di nuovo sotto la felpa, risalendo con lentezza esasperante lungo i fianchi nudi.

 


«Sì... papà, ci siamo svegliati,» rispose Marco a fior di labbra, la voce incrinata mentre le stampava un altro bacio nell'incavo della spalla. «È tutto sotto controllo.»

 


«Perfetto. Vi aspettiamo a casa allora,» concluse il padre prima di chiudere.

 


Marco lanciò il telefono sul tavolo e, prima ancora che lo schermo si spegnesse, le riprese la bocca con una foga raddoppiata, lasciandoli entrambi senza fiato a un passo dal rientro di tutti.

Previous article:
Next article:
Related posts
Commenti
Lascia un commento
Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato
Powered by Amasty Magento 2 Blog Extension