La seconda volta fu diversa.
Non ci furono sorprese, né colpi di scena, promesse o pretese.
Solo, quell’accordo tacito che ormai sembrava naturale, quasi come un’abitudine appena nata.
Oggi, uscendo da lavoro, il sole ancora splendeva – non alto nel cielo, no; ma non era neppure un principio di tramonto.
Le mie giornate di straordinari erano finite.
A quale prezzo, vi chiedereste.
Il peso mentale di turni infiniti dove giorno e notte si mescolavano sino a divenire irriconoscibili era ormai alle mie spalle, rimpiazzato da un calore sconosciuto nella mia casa. Una fredda sensazione di vuoto dirompente nel mio petto.
Quando finalmente raggiunsi la porta di casa, la mia mano sostò sulla maniglia.
Cosa mi avrebbe aspettato?
Quali emozioni mi avrebbero travolto?
Senso di colpa, umiliazione, rabbia, o quella deplorevole fiamma di piacere?
Ero un codardo. Avevo il mondo nelle mani, e me lo ero lasciato sfuggire – e nonostante ciò, esitavo nel reclamarequel che era mio.
Mio?
Elisa non era una cosa; non era un premio da vincere, un trofeo da mettere in mostra.
Ma le mani di un altro uomo su di lei apparivano profane, come un tempio violato che non avrebbe dovuto essere stato toccato da nessun altro. Ogni singolo sospiro di Elisa, la sua voce – suoni blasfemi che echeggiavano nelle mura silenziose della casa.
Ma niente era più sacrilego del mio desiderio di trascinare la mia Elisa nei cerchi infernali; trattenerla nelle oscenità a cui aveva aperto le porte di sua volontà, avvolgerla nel fuoco della passione che lei stessa aveva scatenato.
Il mio manager, Leonardo, si era insinuato nella vita di mia moglie prima che me ne accorgessi. Ma ora avevamo un accordo – una tregua dalla possessività che colorava ogni mia interazione con entrambi.
Aprii la porta. Entrai, passo dopo passo, facendomi strada in un silenzio inaspettato che dominava la casa – l’unico suono il mio battito che echeggiava sordamente nelle mie orecchie.
Stavolta, la porta del salotto era accostata; la luce era un invito ad entrare.
Una settimana prima, li avevo scoperti nuovamente, nella stessa camera, sul nostro letto.
Elisa era legata al letto con un kit di bondage che ero abbastanza sicuro di non aver mai comprato prima: mia moglie sembrava un sacrificio, un banchetto pronto ad essere divorato.
Un groviglio di corpi e un miscuglio di sospiri, il cigolio del letto e il fruscio delle lenzuola che allestivano la scena. E loro, intenti a fare sesso, che al mio arrivo era diventato più frenetico e appassionato.
Anche quella volta, rimasi a guardare, resistendo però all’impulso di masturbarmi.
Guardavo, mentre Leonardo veniva dentro Elisa riempiendola del suo sperma, bloccandolo dentro – il suo cazzo che con delle ultime spinte sembrava voler assicurarsi che neanche una goccia venisse sprecata.
Elisa, esausta e appagata, si voltò verso di me, lanciandomi un sorriso malizioso di cui non mi spiegavo la ragione.
La mia erezione pulsante sembrava deprivarmi del sangue al cervello, e sentii la testa girare.
Leonardo scivolò fuori da Elisa, il suo membro ancora semi eretto. La liberò delicatamente dalle sue restrizioni, ed Elisa si mise a sedere, intenta a riprendere il respiro.
Leonardo rivolse lo sguardo verso di me.
“Puoi partecipare, se desideri.”
“Come? ...Che cazzo stai dicendo–”
“Elisa concorda. Dovresti esserle grato, davvero. Che il tuo tocco non sia fonte di disgusto per lei, considerando come l’hai lasciata da parte per tutto questo tempo.”
Uno sprazzo di ribrezzo attraversò velocemente i lineamenti di Leonardo, subito placato dal gentile tocco di Elisa sul suo braccio.
Deglutii, un sapore amaro in bocca. Non era Leonardo la causa della mia negligenza?
“Non ne vedo la necessità. Anzi, non capisco perché ancora continuiate a… incontrarvi qui. Che bisogno c’è di continuare a tormentarmi? Che sia a casa tua, o in un hotel… Il posto non importa, quindi andatevene. In quanto a te, Elisa… Non osare tornare.”
“Simone...”
Non riuscivo a guardare Elisa in faccia. Mi aveva tradito, con la stessa persona che era la causa del mio allontanamento da lei; non era quindi sensato cacciarla? Spingerla nelle braccia di lui?
Ogni mio sentimento di amore o affetto nei suoi confronti era diventato rabbia o disgusto.
Leonardo scese dal letto e fece un passo verso di me. Un altro, poi un altro ancora.
Mi ritrovai nuovamente con le spalle al muro, come la volta scorsa. La distanza tra me e Leonardo sembrava stringersi sempre più, facendomi sentire claustrofobico.
“Simone, la fai così difficile. Anche tu vuoi unirti, forse sbaglio?” La sua mano si fece strada sul mio fianco sinistro. “Anche adesso…”
Il suo sguardo si spostò in basso, dove, a mio grande imbarazzo, la mia erezione non era stata smorzata né dalla mia ira che dal tocco di Leonardo.
Leonardo si chinò su di me, avvicinando le labbra al mio orecchio. Le sue dita tracciarono con lentezza il percorso fino al cavallo dei miei pantaloni, avvicinandosi pericolosamente al mio membro pulsante.
“Non vuoi riprendere ciò che è tuo? Marcare la tua proprietà, cancellare i segni del tocco di un altro uomo da lei, finché tutto quello a cui lei riesce a pensare è il tuo cazzo?”
La sua mano si avvolse intorno al mio membro, la stoffa dei pantaloni come unica barriera tra di noi. Cercai di distogliere lo sguardo mentre la sua presa si faceva più stretta, e oltre le sue spalle vidi… Elisa. Elisa, seduta sul letto, che si toccava con occhi velati mentre Leonardo massaggiava il mio membrocon una mano e palpava il mio sedere con l’altra.
Lo spinsi via, ansimando. Ma mi prese per il polso e mi guidò verso il letto, accanto ad Elisa. La distanza fra me ed Elisa si chiuse in un attimo, e improvvisamente me la ritrovai addosso, le sue mani familiari sui miei muscoli tesi. Cominciai a rilassarmi sotto il suo tocco esperto, tra i suoi baci aperti, inebriato da lei.
Elisa guidò la mia mano tra le sue gambe, e al tatto capii immediatamente che era più che bagnata, era praticamente quasi fradicia. Dal rapporto di prima…
Uno scatto di gelosia mi travolse. Mi ricordai la situazione in cui ero al momento. Afferrai Elisa per le gambe, tirandola bruscamente verso la mia erezione, e con un gesto – guidai il mio membrodentro di lei in un singolo movimento. L’improvviso calore che mi avvolse mi mozzò il fiato, mentre un gemito di piacere e sorpresa sfuggiva dalle labbra di Elisa.
Sentii il letto cedere leggermente – forse Leonardo si era seduto accanto a noi. Come in risposta al mio pensiero, Elisa interruppe ogni movimento, ma la sua immobilità non era causata da vergogna o tensione. No, era anticipazione.
Improvvisamente – oscurità.
Ero stato bendato. Mani callose stringevano il nodo dietro la mia testa, e nella mia sorpresa non riuscii a reagire; anzi, mi resi conto…
Volevo sapere cosa sarebbe successo.
Con uno scatto, alzai Elisa per un secondo, solo per farla scendere nuovamente sul mio cazzo in un singolo, fluido movimento.
Elisa avvolse le braccia intorno al mio collo, lasciando che il suo peso aiutasse ad approfondire la penetrazione. Sentii una mano toccarmi la mascella, e girarmi la testa con impazienza, ed improvvisamente una lingua farsi strada nella mia bocca.
Il sapore di tabacco inondò i miei sensi, facendomi tossire.
Tabacco?
La lingua – di Leonardo – prese nuovamente controllo della situazione, tracciando cerchi intorno alla mia. Una mano affusolata – Elisa – mi massaggiò gentilmente i glutei, le dita che lentamente si avvicinavano al mio ano, causandomi spasmi involontari mentre venivo stimolato da entrambi i lati.
Una pausa, e poi la fredda sensazione del lubrificante. Il massaggio del suo dito diventò più insistente, lubrificando bene il mio orifizio.
Imprecai internamente nella bocca di Leonardo, il quale si allontanò. Percepii un sorriso sulle sue labbra.
E improvvisamente –
Le dita di Elisa vennero rimpiazzate da quello che potevo solo immaginare fosse un plug anale.
La pressione inaspettata e il principio di dolore furono la goccia finale, e il mio orgasmo traboccò in getti di sperma dentro Elisa, mentre lei continuava a muovere i fianchi per raggiungere il proprio orgasmo.
Un suono familiare mi suggeriva si stesse aiutando a raggiungere l’apice con un succhia-clitoride.
Una volta che entrambi ci riprendemmo, sentii Elisa scendere dalle mie gambe, e darmi una leggera spinta sul petto per farmi giacere sulla schiena. Il morbido supporto del materasso mi scaturì un sospiro di sollievo, presto interrotto da un verso di sorpresa al sentire le mie gambe essere sollevate.
Sentii qualcosa di caldo spingere e strusciarsi contro il mio membro. Quel qualcosa era duro, bollente, e mi resi conto che era Leonardo. La cappella di lui spinse delicatamente contro il mio ano lubrificato, come a richiedere il permesso di entrare.
A mia sorpresa, rilassai i muscoli per fare in modo che la penetrazione risultasse più facile. Sentii un suono di approvazione provenire da sopra di me – da parte di entrambi – e dopo una lenta, paziente preparazione, lo sentii finalmente scivolare dentro di me.
Un’ondata di dolore mi pervase, ma Leonardo rimase fermo mentre mi abituavo alla sensazione di essere allargato da lui.
Le dita di Elisa ritornarono sul mio corpo, raschiando leggermente con le unghie la zona del mio addome, mentre Leonardo perdeva quel filo di autocontrollo che sembrava starlo trattenendo dal violarmi senza riguardi.
Il suo membro sembrava modificare la mia anatomia per accomodare la sua generosa circonferenza. Le sue spinte dentro di me continuavano a stimolare il mio punto L – esiste davvero, pensai assentemente – scaturendo in me sensazioni di puro piacere che non avevo mai provato prima.
Non fu che una questione di momenti prima che, con un grugnito, venne dentro di me, il suo semecaldo che sentii spargersi ed inondare le mie pareti interne. Una mano – piccola, femminile – e quella più grande di lui si unirono sul mio membro, sulle mie palle, la mia cappella, sovrastimulandomi.
Vidi bianco per un secondo, e venni con l’orgasmo più liberatorio ed inebriante che avessi mai potuto credere possibile.