“E questo conclude il controllo.”
La mano del mio medico generale – Allan – si allontana da me, ma la afferro immediatamente, riportandolo nel mio spazio personale.
“Dottore…”
“...Solo questa volta, Alissa.”
Dice così ogni volta, penso con un sorriso malizioso, e avvinghio le braccia intorno al suo collo mentre mi sbatte contro il bordo della sua scrivania. Pile di fogli malamente impilate barcollano e si spargono per il pavimento, ma Allan non ci fa caso, spalancandomi le gambe senza alcun riguardo.
“Impazienti oggi. Già bagnata?”
Faccio per protestare, ma ogni sembianza di parola lascia le mie corde vocali quando traccia l’intero palmo lungo la mia vulva, le dita intrise del mio liquido. Indugia brevemente sul mio clitoride, dedicandogli un movimento circolare – e poi lo porta alle labbra, leccando via il sapore salmastro della mia eccitazione per lui.
“Deliziosa.”
Arrossisco – per qualche motivo questo suo commento è più imbarazzante dell’essere a gambe spalancate sulla sua scrivania, in bella vista, la porta socchiusa; chiunque sarebbe potuto entrare e vederci, ma in quel momento questa consapevolezza per qualche motivo mi eccitava ancora di più.
Lo tiro per la cravatta verso di me, chiudendo nuovamente la distanza creatasi – e mi accingo a leccargli le labbra, desiderosa di sentire il mio sapore su di lui.
“Dottore…” Le nostre lingue si sfiorano, e lo strattono verso di me, adagiando la mia schiena sulla superficie della sua scrivania. La sua ombra mi ricopre, e l’ossigeno mi sembra mancare – avvinghio le gambe intorno al suo fondoschiena, sentendo il suo grosso pacco premere contro la mia fregna bagnata.
“Prendimi.”
Non è che un sussurro, ma sembra fare abbastanza; butta via tutte le cose sulla scrivania, sbottonandomi con una pazienza a malapena trattenuta i bottoni della mia camicia, e lasciando una scia di baci e morsi lungo il suo lento percorso verso il mio clitoride pulsante.
La sua lingua penetra nella mia vagina, che quasi sembra risucchiarlo, e i suoi gemiti e sospiri mandano scintille elettrizzanti di piacere in qualsiasi parte del mio corpo – i miei capezzoli, eretti, vengono crudelmente afferrati dalle sue dita affusolate, mentre li tira e tormenta senza alcuna pietà.
Con il piede – scalzo dal controllo precedente – gli massaggio il bozzo nei pantaloni, che già sento duro ed eretto sotto le mie attenzioni.
Lo tira fuori, e salivo alla splendida visuale del suo fallo imponente. Tira fuori un preservativo – uno di quelli extra sottili, extra giganti – e lo srotola senza fretta sulla sua intera lunghezza.
Mi guarda negli occhi per un secondo, la punta del suo cazzo eretto a contatto con la mia entrata pulsante; e subito dopo, lo fa scivolare dentro di me, l’entrata talmente fluida e senza frizione che quasi mi sento imbarazzata a quanto facilmente mi sta trapanando da parte a parte, sbattendo le sue palle contro il mio culo.
Aumenta il ritmo, rilasciando sospiri sempre più affannati mentre con le mani esplora il mio collo, percorrendone la circonferenza con il pollice e premendo leggermente su di esso, facendomi mancare un attimo il respiro.
Mi strattona i capelli, e inarco la schiena, cercando di diminuire il più possibile la distanza tra i nostri corpi – e lo sento venire, il suo cazzo pulsare violentemente dentro di me mentre le mie pareti lo risucchiano sempre più a fondo. Lo strattono per il colletto, tirandolo in un bacio appassionato, uno scambio di morsi e sospiri – e vengo subito dopo, accasciandomi sulla scrivania.
La porta, socchiusa, è ora leggermente più aperta.