“Sei sicura?”
Senti il suo alito sul tuo collo, caldo – umido – e rabbrividisci.
Sicura? Sei venuta qui solo per questo.
Avevi sentito parlare di una villa, leggermente fuori città, dove si diceva vivesse un uomo dalla bellezza senza tempo, la carnagione pallida come la neve, i capelli neri come la pece, e occhi dallo sguardo penetrante la cui esperienza sembrava comprendere intere ere.
Che non fosse mai cambiato da decenni. Che passasse, talvolta, per strada con il suo bastone da passeggio, salutando galantemente i vicini con un cenno del capo – e che intere generazioni avessero visto questo scambio avvenire, immutabile, negli anni.
Ma nessuno aveva mai avuto il coraggio di avvicinarsi, per un motivo o per l’altro, se non per test di coraggio che si concludevano miseramente una volta che ci si rendeva conto che non c’era modo di scavalcare il cancello mastodontico che barrava l’entrata della sua residenza.
Eppure, eccoti qui – nel suo letto, distesa come un buffet pronto per essere divorato, leccato fino all’ultima goccia.
Nel letto di un vampiro. Solo gli dei sanno come il destino ti abbia portato qui.
“Sì”, sospiri.
I suoi denti raschiano delicatamente la superficie del lato del tuo collo, affondando morbidamente nella pelle, e scaturendo la fuoriuscita di una singola goccia di sangue.
Emetti un gemito strozzato, mentre al tempo stesso le sue dita tracciano il percorso delle tue forme, dei tuoi volumi, divaricando le tue cosce con una naturalezza tale che non ti accorgi di esserti completamente offerta a lui finché le sue dita affusolate non incontrano le calde labbra del tuo sesso.
Parte con movimenti lenti, calcolati. Struscia la lunghezza delle sue dita lungo la tua vulva, alternando l’azione con tocchi quasi eterei, leggeri, che alludono a qualcosa di più senza però concederti il piacere di sperimentarlo appieno.
Il suo corpo sopra di te è freddo, totalmente privo del normale calore corporeo di un essere umano.
Il suo tocco è limitato ai denti sul tuo collo, le dita sul tuo sesso. Ti sovrasta, ti avvolge, ma con il minimo contatto fisico. E ciononostante, ti senti quasi soffocata nella sua presenza, nella sua gabbia, e la cosa ti eccita.
La sensazione di non avere nessuna via di scampo.
La sua lingua – l’unica cosa calda del suo corpo – percorre il rivoletto del tuo sangue come se fosse ambrosia, e le sue labbra si chiudono in un succhiotto.
Si tira indietro – solo per un secondo, ammira il suo operato – e ti ritrovi poco dopo il tuo sapore ferreo sulle labbra, mentre il vampiro condivide con te i tuoi liquidi, e ti ritrovi annaspante quando l’altra sua mano tira i tuoi capelli, facendoti inarcare all’indietro e offrendo totale accesso alla tua gola.
La sua lingua, stranamente lunga, penetra nella tua cavità orale, ma non hai tempo per sentirti violata – perché noti, con eccitazione, che il movimento ha portato i vostri bacini l’uno in estrema prossimità, e la sua erezione è estremamente percepibile attraverso la stoffa dei vostri vestiti.
Avvinghi una gamba intorno alla sua vita, quasi timidamente, ma la tua iniziativa viene subito premiata dall’uomo quando la mano che era tra le tue gambe va a sorreggerti il tuo fondoschiena, aumentando la pressione e la frizione dei vostri bisogni.
Ti ritrovi improvvisamente invasa da un forte desiderio di essere riempita.
“Dammi il permesso,” sospira lui, la sua erezione pulsante, dura, che preme impazientemente contro la stoffa ormai fradicia del tuo vestito.
“Voglio metterlo dentro”, ripete in frasi sconnesse, tra un bacio appassionato e l’altro, e annuisci, euforica nel piacere.
“Voglio sentirtelo dire”, insiste, il tono rauco nel sussurro. “Dimmi cosa vuoi.”
“Ah, Dio, ti prego, dentro-- ti voglio dentro”, cedi, ed è questione di attimi prima che entrambi vi ritroviate con i vostri sessi esposti, separati solo dalla distanza dei vostri corpi e non più da strati superflui di stoffa.
Struscia la sua erezione contro la tua vulva, la cappella che si appiglia tra le tue labbra, sfiora il tuo clitoride.
Singhiozzi, e subito dopo scivola dentro di te senza alcuna frizione, accolto in modo quasi oscenamente semplice dentro la tua vagina che sembra risucchiarlo dentro e voler eliminare ogni sorta di separazione tra i vostri corpi.
Le tue mani, che finora stringevano le lenzuola sotto di te nel tentativo di mostrare una parvenza di controllo, ora sono tra i suoi capelli, a scompigliare le ciocche sudate della sua chioma color pece.
Nella penombra della stanza, ti sembra di veder scintillare un canino affilato. Tracci le sue labbra con il pollice, e lui le ricattura, sollevandoti la gamba e mettendola sopra la spalla – e, Dio, spinge così in profondità ora che ti sembra di star impazzendo.
Suoni di pelle contro pelle e l’odore di sesso saturano la stanza, insieme al sottile retrogusto ferreo del tuo sangue che ancora cola ininterrotto lungo il tuo collo, con una sorda pulsazione di dolore ad accompagnare le onde di piacere della vostra unione.
“Ah, Dio, sto venendo, sto venendo--”
“Non ancora.”
Lo senti ghignare. E ti ritrovi ribaltata, il viso nel cuscino, nella posizione a pecora. Ti spinge la testa ancora più a fondo nel cuscino, afferrandoti i capelli alla base della nuca, aprendoti da dietro.
Uno schiaffo sul culo, un altro, un altro ancora. Il dolore si unisce nuovamente al piacere, ma stavolta l’intensità delle due sensazioni è invertita, e trovi difficile respirare.
“Shh”, sussurra, e rientra dentro di te.
Nella nuova posizione, lo senti colpire zone che non credevi possibile, e con un passo ben più rapido, quasi… animalesco.
Dentro, fuori, dentro fuori, il suo ritmo è guidato dall’abbandono di pazienza e controllo – e tu ti ritrovi come vittima del suo desiderio, offerta come sacrificio su lenzuola di seta impregnate del tuo sangue.
Ti rendi conto a cosa hai dato il permesso nel lasciarlo entrare – dentro di te.
E rabbrividisci nuovamente, di paura e aspettativa, mentre vieni intorno a lui, incoraggiando il suo orgasmo che sparge caldo sperma sempre più in profondità con ogni affondo.
Lo senti colare lungo le tue cosce, e sospiri quando finalmente esce da te, immaginando il filo di sperma che collega i vostri corpi aggrapparsi alla sua cappella.
Vorresti leccarlo via, pulirlo. Oppure offrire un’altra porta da aprire all’affascinante vampiro che ora ti guarda, con lo sguardo ancora più affamato di prima, gli occhi saturi di desiderio.