“E qui ti presento, il nuovo host dell’hotel.”
Mi raddrizzo nella stoffa rigida del mio fidato tailleur, cercando di mostrarmi il meno nervosa possibile.
“Rosa, ti presento Vincent. È stato il primo a candidarsi quando hai inaugurato questo hotel. Le sue esperienze passate e la sua attitudine sono perfetti per questo posto, e penso lavorerete bene insieme.”
Rido nervosamente al sorriso confidente di Vincent, mentre mio padre lo guida lungo le infinite ale del corridoio e gli spiega le varie procedure.
Vincent, in un momento in cui mio padre è distratto, si volta verso di me. E ghigna.
Sento un brivido percorrermi la pelle, e una strana sensazione di calore accumularsi nel mio basso ventre.
“È davvero uno splendido posto. Sono lieto di essere stato scelto come host – farò il possibile per non deludere le vostre aspettative.”
Siamo seduti intorno a un tavolo da tè, la fluida parlantina di Vincent che riempie i vuoti della sala e guida senza sforzo il discorso con lusinghe e domande.
Non riesco a distogliere l’attenzione dal mio riflesso nel liquido del tè, sentendo lo sguardo, caldo e pesante, di Vincent su di me.
“Penso di aver spiegato tutto,” annuncia mio padre, prima di alzarsi e avviarsi verso la porta. “Rosa, se hai bisogno di chiamarmi, fa’ che sia per cose urgenti. Ho un meeting a poco.”
Annuisco, e il tonfo della porta sigilla il silenzio.
“Rosa,” comincia lui, prima che riuscissi a decidermi di parlare. “Uno splendido nome per una splendida donna.”
Sorrido, nervosa ma lusingata. “La ringrazio.”
“Non c’è bisogno di così tanta, ah, educazione. Se non altro, sarei io a doverla trattare con rispetto. È lei il mio capo.”
Non ha torto.
Ma il linguaggio del suo corpo, il modo in cui sprofonda elegantemente nella poltrona, il modo in cui si inclina leggermente verso di me, lo sguardo impenetrabile concentrato sul mio viso, il mio corpo, i miei movimenti e respiri – non capisco come sia possibile che possa sentire tensione sessuale da così poche interazioni!
Non ne posso più, quindi faccio per alzarmi. “Bene!”, annuncio. Di buono? Non c’è nulla. Ma mi avvio comunque verso la porta.
“Non penso ti siano state mostrate le zone dello staff, quindi ora possiamo andare a vedere quelle--”
Non faccio in tempo a finire la frase. Vincent si era alzato, mi aveva seguito, ed era ora dietro di me. Totalmente normale – se non fosse stato, per la mano che ora poggia sulla chiave, girandola, e intascandola, chiudendomi effettivamente tra lui e la porta.
“...Vincent?”
“Rosa, cara, non abbiamo fretta. Vedo che ti sei dimenticata qualcosa.” Mi sposta i capelli dietro un orecchio, un gesto troppo intimo per uno sconosciuto, troppo gentile per esserne stranita.
Inclina la testa, un morbido sorriso sulle labbra, e attende, non senza posizionare un ginocchio tra le mie gambe leggermente divaricate e imprigionarmi in questa posizione… facilmente fraintendibile.
“Vincent, io--”
“Shh,” risponde lui, e la mano che poggiava morbidamente sulla mia guancia ora è sul lato del mio collo, e il suo pollice all’estremità delle mie labbra. “Va bene anche se non ricordi.”
Mi sento sciogliere sotto le sue attenzioni, il calore del suo corpo così vicino al mio, e il profumo del cologne che mi invade i sensi ogni volta che oso prendere un respiro. Mi inarco, inconsciamente, nel suo tocco.
Sento un respiro trattenuto, un’improvvisa rigidità nel suo corpo, la sua mano stringersi appena intorno al mio collo – il pollice premere appena sul mio labbro inferiore.
La tensione sessuale che si era costruita sin da quando i nostri sguardi si erano incrociati questa mattina sembra aver raggiunto un punto di ebollizione.
Guardo timidamente su, verso il suo viso, attraverso le mie lunghe ciglia. E vedo il suo sguardo, gli occhi oscurati dalla lussuria, le labbra – e quel dannato sorriso – strette in qualcosa che posso solo chiamare…autocontrollo.
Comincia con il vagare della sua mano, che va a poggiarsi sulla mia spalla. L’altra mano si avvolge intorno al mio esile fianco, stringendomi a lui.
Apre la bocca, come a voler dire qualcosa – ma la richiude, e lascia un bacio casto sulla mia guancia. Lo guardo, una domanda nei miei occhi – ma decido di chiudere la distanza tra di noi e avvolgere le mie braccia intorno al suo collo, tirandolo a me.
Ci scambiamo un bacio, due, tre; i nostri sospiri si mischiano, i nostri battiti diventano uno solo.
“Okay?”
“Okay.”
I nostri baci diventano sempre più caldi, avvinghio una gamba intorno alla sua, e mi afferra per i fianchi per sollevarmi e – Dio, ha un’erezione. E sta premendo direttamente contro le calde falde della mia vagina attraverso la stoffa dei nostri vestiti.
Mi sfugge un gemito, che Vincent coglie, schiacciandosi ancor più contro di me.
Gli sbottono maldestramente la camicia, raschiando le unghie sulla piccola finestra di petto esposta.
Mi sento ubriaca di piacere, e la porta cigola quando la usa come appoggio per me mentre lui si sbottona i pantaloni per liberare la sua erezione dirompente. Salivo alla vista, e sento la necessità di avere quel membro caldo, eretto e pulsante dentro la mia bocca.
Do dei colpetti alla sua spalla, e Vincent sembra capire immediatamente – mi lascia andare, e mi lego i capelli. Mi inginocchio, e lascio che la mia lingua vada a toccare con esitazione la cappella di lui.
Salato.
Risucchio la punta tra le mie labbra, la lingua piatta sotto la superficie dell’asta. Comincio ad andare avanti ed indietro con la testa, godendomi appieno il pompino anche grazie ai gemiti di apprezzamento che sento divenire sempre più rumorosi sopra di me.
Finalmente, la sua punta tocca il retro del mio palato. La contrazione della mia bocca intorno a lui lo sembra far impazzire, e porta la mano – delicatamente – ai miei capelli, guidandomi lentamente di nuovo verso di lui. Il suono umido di lingua e cazzo mi fa rendere conto di quanto io stessa sia bagnata, e porto le dita a toccare il clitoride e massaggiare le pareti interne della mia vagina attraverso la stoffa dei miei slip.
Gemo intorno a lui, immaginando che il cazzo dentro la mia bocca sia lì sotto, dentro, a riempirmi, contro la porta, come se non ci fosse un posto migliore per prendermi.
Sposto lo slip, e raggiungo con il medio il punto G mentre con il pollice mi porto all’orgasmo con la stimolazione sempre più rapida del clitoride.
Mi dimentico di respirare e sostenere il ritmo con cui lui mi stava guidando – e risucchio involontariamente intorno a lui, i denti a raschiare delicatamente contro le vene esposte e pulsanti del suo sesso.
Questo lo spinge oltre il limite, e viene dentro la mia bocca, riempiendomi del suo sperma.
Lo ingoio, leccandomi le labbra.