Marco aveva un fetish che non poteva dire a nessuno della sua cerchia.
Lui, un uomo sulla quarantina d’anni, CEO di un’azienda di cosmetici, rivestiva il ruolo dell’uomo di successo cliché: sempre ben vestito, autoritario, con maniere impeccabili e un sorriso austero ma confortante sul viso. Da quel che sentiva dalle voci di corridoio, le donne lo guardavano con occhi pieni di desiderio, ma nessuna aveva il coraggio di farsi avanti nonostante non fosse neanche sposato.
Ma non sarebbe potuto andare appresso a colleghe o subordinate: se il suo fetish avesse fatto i giri, temeva che la sua autorità ne avrebbe sofferto.
Era interessato al BDSM.
Ma non come la parte dominante – quello che davvero lo eccitava, che rendeva le sue notti ancora più piene di brivido e passione, era l’essere dominato da una donna, comandato dai desideri di lei, sfruttato senza alcun riguardo per il suo piacere.
“Vieni?”
Marco rialzò lo sguardo, posandolo su una donna che, invitante nel suo latex attillato, era seduta sul letto dell’hotel.
Era un hotel fuori città, lontano dai posti frequentati dai suoi conoscenti, famiglia, colleghi. In un distretto a luci rosse, era particolarmente popolare per la selezione di… camere a tema. E questo riguardava anche il rifornimento di prodotti bondage.
La loro stanza aveva delle tende pesanti, che filtravano completamente la luce rendendo la scena all’interno della loro suite completamente invisibile all’occhio esterno una volta chiusa. Le mura non avevano una sonorizzazione particolarmente buona – se ne era accertato, durante le sue ricerche di posti dove potesse soddisfare il suo fetish – ma sarebbe bastato.
La donna era una di tante che lavoravano sui siti di escort, ma era quella che prenotava più frequentemente. Avevano firmato un contratto NDA, quindi perlomeno avrebbe avuto una parvenza di sicurezza riguardo la sua privacy. Lei si faceva chiamare “Emily”.
A passi decisi, Marco si avvicinò al letto, dove la donna lo aspettava con uno sguardo languido e la morbida pelle esposta che premeva contro la stoffa del latex, spogliandosi degli articoli di vestiario man mano.
Prima la cravatta.
La giacca, la camicia, la cintura.
In un attimo, si ritrovarono sulle lenzuola, il suono cigolante delle molle del materasso ad accogliere il loro peso combinato. Lei sopra di lui, lo teneva fermo con una mano sul suo ventre, un sorrisetto malizioso a dipingerle il grazioso volto.
“Oggi sei più carico del solito.”
Roteò il bacino sulla sua erezione, attraverso i pantaloni di lui.
“Giornata stancante– hng,” Fece per dire Marco, ma venne immediatamente interrotto da delle dita fredde intorno al suo collo.
“Non mi ricordo di averti dato il permesso di parlare.”
Marco annuì, il principio di lacrime che si raccolse sulle palpebre all’improvvisa e violenta mancanza di ossigeno.
Emily fece un verso di approvazione. Si scostò da lui, rimuovendo il calore della sua figa dal pene di lui, che venne subito dopo liberato dalle costrizioni del pantalone, sbottonato.
Marco grugnì, rilassandosi. Emily sapeva camminare sempre perfettamente la linea tra la frustrazione e il piacere, andando dritta al punto alle volte e dilungandosi in altre.
“Vediamo… L’ultima volta sei venuto troppo in fretta, quindi per ora…” La donna frugò nei cassetti accanto al letto, tirando fuori un cock ring e delle manette.
La morbida texture delle manette si avvolse intorno ai polsi di Marco mentre Emily gliele stringeva, posizionandogliele sopra la testa, vicino al muro dietro il cuscino. Il cock ring invece venne candidamente piazzato intorno alla sua asta, venosa e pulsante e desiderosa di un tocco, un qualsiasi contatto, calore– e quel desiderio venne troncato alla radice quando le dita di lei lo lasciarono subito dopo aver avvolto il sex toy intorno alla sua lunghezza, non prima di aver raschiato con le unghie il frenulo e scaturendo un singhiozzo strozzato nell’uomo sotto di lei.
Emily fece un fischio di apprezzamento, ammirando il suo capolavoro.
Marco era completamente nelle sue mani, a pendere da qualsiasi sua parola, qualsiasi suo gesto. Il suo corpo, perfettamente levigato, spalmato sul letto come un buffet che aspettava solo di essere divorato.
Le braccia muscolose che resistevano debolmente contro le manette intorno ai suoi pulsi, scaturendo in lei l’istinto animale di ricordargli, ancora e ancora, quanto realmente fosse sottomesso a lei in quel momento.
Le palle di lui, grandi e invitanti, che anelavano di essere prese in bocca e molleggiate sulla calda lingua di lei, massaggiate, strette.
“Emily…”
Un lamento. Emily schioccò la lingua, apparentemente infastidita dall’essere stata interrotta dal suo momento di trance.
“Sei proprio impaziente, eh? Tieni. Il tuo premio.”
Fu questione di un attimo, e Marco si ritrovò la figa di lei, con le sue labbra grondanti di lubrificazione naturale, spiattellata sulla propria faccia. Inalò l’odore, con un sospiro soddisfatto.
Ah… Mangiare figa era proprio la sua cosa preferita.
“...Che pezzente. Vieni con così poco?”
Marco notò, imbarazzato, che il solo annusarla l’aveva fatto venire. O forse era una combinazione di tutto, e l’aspettativa di quello che lei gli avrebbe fatto dopo…
Si mise subito all’opera, inarcando la schiena per cercare di andare più a fondo con la lingua nella vagina di lei. Alternando lunghe leccate verticali, orizzontali, morsetti e affondi veloci di lingua, mentre lei si muoveva sopra di lui sfruttando appieno la sua bocca.
“Ah… Ahh, sì, sì… Lì… Sì…”
Come se non fosse altro che un arnese il cui solo scopo fosse di farla venire.
“Cazzo, sì… hmm...”
E venire fece, con un orgasmo esplosivo quando lui prese il suo clitoride tra le labbra – e lo tirò.
“Cazz- Ahh!”
Emily continuò a cavalcare il suo orgasmo, soffocandolo tra le sue cosce mentre lui, inerme, cercava di bere i liquidi del suo orgasmo.
Fortuna che avesse il cock ring. Sarebbe probabilmente venuto solo con i gemiti di Emily.
Ma ad Emily non era sfuggito lo stato penoso della sua erezione. Dopo che lui finì di ripulirla, a furia di lunghe, calde leccate, lei si allungò sopra di lui, frugando nuovamente nel cassetto.
Un gel ritardante.
“Non vogliamo mica che guasti subito le feste”, disse mentre se lo spalmava sulle dita, “quindi fai il bravo e stai fermo.”
Lo spalmò su tutta la sua lunghezza, a cominciare dalla base. Fino alla cappella, stringendola leggermente tra i polpastrelli. La sensazione di paralizzazione temporanea lo fece rabbrividire. I minuti di attesa tra l’applicazione e il risciacquo del prodotto sembravano eterni, ma Emily non glieli fece pesare troppo – un succhia capezzoli qui, un dito sul bordo dell’ano lì.
Massaggiando della lubrificazione nell’ano di lui, aveva introdotto gradualmente anche un plug anale che Marco non si era neanche accorto avesse preso dal magico cassetto.
La pressione e la sensazione di riempimento del plug, uniti alle effusioni della donna lo stavano facendo impazzire, ma se non altro, il gel ritardante stava facendo il suo lavoro. Non ci volle molto prima che lei asciugasse via il prodotto, rimpiazzandolo con le pareti della sua calda vagina poco dopo.
Marco sentì il respiro mancare.
Emily lo cominciò a cavalcare, il seno che rimbalzava con i suoi movimenti. Arcuava la schiena, premeva sul ventre di lui per appoggio migliore, affondava le unghie nei muscoli della sua coscia…
Nel frattempo, usava un vibratore per clitoride per stimolarsi ancora di più, accompagnando le ondate di piacere con il sex toy che l’aveva guidata verso molti orgasmi.
Venne, nuovamente, tremando da capo a piedi e stringendosi irresistibilmente intorno a lui.
Marco sentì l’orgasmo avvicinarsi, e ah, mancare. Emily aveva alzato il bacino, e Marco guardò con frustrazione ed eccitazione mentre il suo cazzo pulsante lasciava la vagina di lei, le calde e gonfie labbra che quasi sembravano aggrapparsi al suo membro eretto.
“Non ancora.”
Giusto. Edging… Era talmente perso nel piacere che si era dimenticato che fosse effettivamente qualcosa che le aveva chiesto di provare, al di fuori di tutto il roleplay sex che avevano fatto prima.
La notte si dilungò, alternando la sua tortura infinita tra bocchini, penetrazione, boobjobs… Ma mancava ancora qualcosa.
Emily l’aveva gradualmente abituato con plug sempre più grandi nel mezzo dei suoi orgasmi, allargandolo man mano con una lentezza disarmante.
Finché, finalmente…
Lo strap on finalmente era entrato nella scena.
Emily lo indossò, prima di gattonare sensualmente verso di lui. Tra le sue gambe. Diede una leccata e un bacio alla sua erezione, e poi – ah, la lingua intorno all’ano.
Rimosse i plug, rialzandosi, e posizionandosi tra le sue cosce. Inserì la punta dello strap on, strappando un urlo strozzato a Marco, che si trasformò lentamente in sì, ah, più in fondo, più forte, più VELOCE!, che Emily per una volta si degnò di assecondare.
Marco si immaginava, da fuori, fottuto senza pietà dalla donna che l’aveva torturato per ore – e il tutto, a sua richiesta.
E venne.
Venne, mentre il cazzo finto lo squarciava, lo apriva, lo penetrava colpendo la sua prostata, mentre le mani di lei alternavano affondi a schiaffi a mano aperta sul suo culo sodo.
Sentì le lacrime salire nuovamente agli occhi, lacrime di piacere, si rese conto, e raggiunse l’apice del suo orgasmo quando Emily avvolse nuovamente le dita intorno al suo collo, premendo con il pollice. Tagliandogli momentaneamente il respiro.
Venne copiosamente, sul latex lucido di lei, sulle lenzuola, sul proprio ventre. E continuò a venire mentre lei, senza sosta, lo fotteva fino al tirargli fuori la sua ultima goccia.